A pochi giorni dall'anteprima su Netflix, l'attesissimo videogioco di Rockstar finisce al centro di un caso di presunta estorsione digitale
I leak, si sa, sono da sempre parte integrante della cultura videoludica: ogni titolo attesissimo, prima o poi, finisce per fare i conti con fughe di notizie, screenshot rubati o filmati non autorizzati che anticipano – spesso in modo parziale e distorto - ciò che gli sviluppatori avrebbero voluto svelare secondo tempi e modalità proprie. Più un gioco è atteso, più questo fenomeno si amplifica: la fame di informazioni da parte della community diventa terreno fertile per chiunque voglia guadagnare visibilità, consenso o, come vedremo, denaro. Ed è proprio ciò che sta accadendo con Grand Theft Auto VI, senza dubbio uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni.
Da quando è stato annunciato in via ufficiale nel 2023, Grand Theft Auto VI è uno dei videogiochi più attesi dell'ultimo decennio. Complice un gap di oltre tredici anni dall'ultimo capitolo – Grand Theft Auto V, che tuttavia continua a macinare vendite (si parla di oltre 230 milioni di copie vendute) grazie a un massiccio supporto online costante negli anni – i fan del franchise firmato Rockstar Games attendono con impazienza il lancio della nuova iterazione. L'attesa e le aspettative dei giocatori sono, però, giustificate: sin dal suo annuncio, lo studio di sviluppo statunitense ha sempre preferito mostrare poco del gioco effettivo, alimentando inevitabilmente l'hype tra le fila degli utenti stessi. Una mossa strategica che Rockstar ha sempre adottato per le proprie opere videoludiche, andando in controtendenza rispetto ad altri sviluppatori che scelgono di sovraesporre i propri titoli con il rilascio costante di nuovi trailer, contenuti e first-look nei mesi e negli anni che precedono il lancio effettivo.












