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Ruggiero Corcella

Resti umani mummificati vengono venduti sui social, nei negozi online e alle aste. Uno studio su 128 annunci segnala possibili rischi biologici e chimici, scarsa attenzione alle precauzioni e spedizioni in contrasto con le regole dei corrieri

Teste mummificate, mani, piedi, crani ancora ricoperti di tessuti e capelli: sembra incredibile ai giorni nostri, ma anche i resti umani hanno un loro mercato online. Vengono proposti sui social network, nei siti di e-commerce, nei negozi web e nelle aste e possono attraversare frontiere dentro un pacco destinato a un collezionista. Un commercio semi-clandestino, spesso illecito, che può mettere a repentaglio la salute degli acquirenti spesso ignari dei rischi. Microrganismi, sostanze tossiche impiegate per conservare i corpi e cattive condizioni di stoccaggio possono avere effetti parecchio indesiderati. È la «vera maledizione della mummia» indagata da Kirsty Squires, Dario Piombino-Mascali, Clara Urzì e Damien Huffer in uno studio pubblicato sull’International Journal of Cultural Property, che ha analizzato 128 post e lotti online. Il fascino per questi resti, del resto, viene da lontano: nell’Ottocento si organizzavano mummy unwrapping parties, durante i quali le mummie venivano sbendate davanti al pubblico. E, fino alla fine degli anni Settanta, alcuni visitatori delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo si portavano via come souvenir dita, mani e persino teste; nel 2022 un cranio sottratto in passato è stato restituito ai frati dalla Francia.