Il risveglio non è dei migliori. Con i rincari dei carburanti al galoppo, incuranti dell'andamento dei prezzi internazionali del petrolio che invece scendono giù in picchiata. Un dato su tutti: un litro di gasolio speciale, quello più performante, su alcune autostrade italiane costa ormai quanto un litro di latte ad alta digeribilità o una birra artigianale: oltre 3 euro al litro. E così ieri, quando il Mimit ha diffuso i nuovi prezzi dell'osservatorio carburanti battenti bandiera rossa – ovvero nuovi rialzi – la premier Giorgia Meloni ha riunito in call i leader di maggioranza e il titolare dell’Economia per decidere il da farsi. Con la deadline ormai a un soffio. Sarebbe scaduto infatti domani lo sconto di 17,1 centesimi sul diesel, l’ultimo taglio decretato dal governo per arginare la fiammata dei prezzi. Non agire subito avrebbe reso ancor più indigeribile quello che verrà comunque ricordato, tagli o non tagli, come il contro-esodo della stangata, con le autostrade intasate dagli italiani di ritorno dalle ferie e lividi di rabbia per benzina e diesel sopra i due euro. «Bisogna agire. Un’altra volta. Trovare una soluzione e fare presto», detta la linea Meloni. Ma intervenire con tagli lineari, come fatto finora, non è più sostenibile. «Bisogna cambiare strategia, puntando sulle fasce più deboli». È una convinzione che torna, si riaffaccia, perché in fondo è lì dal primo giorno. Sforbiciare il prezzo dei carburanti – il timore diffuso – finisce per agevolare soprattutto il “popolo dei suv”, quelli per cui non è un pieno di benzina a far la differenza a fine mese. È il motivo per cui in passato si era pensato a un intervento mirato sulle fasce più deboli, con un bonus per il carburante da caricare sulla social card “dedicata a te”. A frenare, raccontano, era stato soprattutto il Mef, nel timore che la misura ricalcasse l’odiato reddito di cittadinanza, riattivando il popolo dei furbetti. Senza contare che le famiglie con i redditi più bassi spesso una macchina nemmeno ce l’hanno. Motivo per cui era prevalso il taglio sui carburanti, che però finora è costato allo Stato circa 2,3 miliardi di euro. «È un pozzo di San Patrizio, senza fine», ragiona Meloni coi suoi, prima di tracciare la rotta. Che passa da una proroga dello sconto sul diesel che andrà in Consiglio dei ministri già oggi, per evitare che il prezzo del gasolio, a partire da domani, si impenni ancor di più. La Ragioneria fa di conto, l’obiettivo è trovare risorse che consentano di arrivare al 6 settembre, lasciandosi alle spalle in contro-esodo dei prezzi alle stelle. Poi si cambia registro, aiutando le fasce più deboli. E ragionando in questi giorni sulla strategia da mettere in campo per evitare truffe e speculazioni. Motivo per cui l’ipotesi social card appare di difficile applicazione, a meno che non ci si ingegni trovando un metodo per arginare eventuali abusi.
Carburanti, prorogato il taglio sul diesel fino al 5 settembre: nuovi sconti solo per le fasce deboli
Il risveglio non è dei migliori. Con i rincari dei carburanti al galoppo, incuranti dell'andamento dei prezzi internazionali del petrolio che invece scendono giù in picchiata. Un...













