Per decenni gli asini selvatici sono stati considerati una minaccia per l'ambiente e per gli allevamenti australiani e sottoposti a campagne di abbattimento. Ora il loro comportamento viene osservato da una prospettiva diversa: scavando nel terreno possono raggiungere l'acqua sotterranea e creare piccoli punti di ristoro per altre specie. La sfida, però, resta complessa: capire dove la loro presenza può favorire il recupero del territorio e dove, invece, rischia di provocare nuovi danni.
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Da problema a possibile risorsa
Per gran parte della storia recente dell'outback australiano, il destino degli asini selvatici sembrava già scritto. Introdotti nel Paese nel XIX secolo e successivamente abbandonati, gli animali si sono diffusi nelle aree più aride dell'interno, entrando in conflitto con le attività umane.
La loro presenza è stata associata alla competizione con il bestiame per le poche risorse idriche disponibili, al danneggiamento delle recinzioni e al deterioramento di territori particolarmente fragili. Per questo le autorità hanno fatto ricorso per decenni a programmi di controllo e abbattimento, in alcuni casi effettuati anche con l'impiego di elicotteri.






