Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in Aula - Augusto Casasoli/Foto A3/Contrasto

Ogni anno a Ferragosto il Ministero dell’Interno pubblica un dossier che riassume le attività svolte e prova a scattare una fotografia della sicurezza in Italia. Criminalità, ordine pubblico, immigrazione, contrasto alle mafie e terrorismo, sono questi gli argomenti su cui si concentra il documento. Ad introdurlo, le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Questo Dossier nasce da una scelta precisa - dice il ministro -: raccontare la sicurezza in Italia partendo dai numeri”. Il primo dato che emerge è chiaramente che nei primi sei mesi del 2026 i reati sono diminuiti del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Dal 1 gennaio al 30 giugno infatti ne sono stati registrati un totale di 1.068.240, contro 1.186.268 del primo semestre 2025. Quindi quasi 120.000 reati in meno, e questo è un calo che interessa tutte le principali tipologie prese in considerazione dal Viminale.Gli omicidi volontari, ad esempio, passano da 163 a 138, cioè con una differenza del -15,3%. I furti da 493.975 a 437.800, le rapine da 14.275 a 12.515, le violenze sessuali da 3.384 a 3.142, e le truffe e frodi informatiche da 152.012 a 137.529.I numeri quindi seguono il trend degli ultimi anni e restituiscono una fotografia che migliora, per quanto riguarda i reati, di anno in anno. Come ribadiamo ogni anno però, il dossier del Viminale è un’istantanea: per comprenderla è necessario capire quali fenomeni vengono misurati, quali periodi vengono messi a confronto e che cosa, invece, rimane fuori dall’inquadratura.Meno omicidi e meno donne uccisePartiamo dagli omicidi volontari, che nei primi sei mesi dell’anno sono stati 138 e nello stesso periodo del 2025 erano stati 163.Ancora più marcato è il calo delle donne uccise. Il dossier infatti parla di 34 vittime di sesso femminile nel primo semestre 2026, contro le 54 dell’anno precedente. Una differenza sostanziale del -37%.Qui però è necessaria una precisazione. Dal 17 dicembre 2025 è entrato in vigore il nuovo reato di femminicidio, previsto dall’articolo 577-bis del codice penale. Questo cambia qualcosa anche nella rendicontazione di questi dati. Delle 34 donne conteggiate dal Viminale infatti, 26 sono vittime di omicidio volontario e otto sono vittime del nuovo reato di femminicidio.Dire che le donne vittime di omicidio sono diminuite del 37% è quindi corretto invece sarebbe improprio dire che “i femminicidi sono diminuiti del 37%”, perché nel primo semestre 2025 la nuova fattispecie penale non era ancora in vigore. Rimane comunque il dato impressionante di più di una donna uccisa a settimana nei primi sei mesi del 2026.Un dato che già lo scorso anno era in aumento invece è quello degli ammonimenti del questore. Anche il 2026 conferma la crescita e si è passati da 4.138 a 4.582, cioè il 10,7% in più. In particolare, quelli per violenza domestica crescono da 2.616 a 3.247, cioè del 24,1%, mentre quelli per stalking diminuiscono da 1.522 a 1.335, -12,3%.Il calo delle donne uccise rimane quindi uno dei dati più significativi del dossier, ma con ciò non significa che la fotografia della situazione sia completa. I numeri degli ammonimenti del questore fanno capire che il fenomeno è ben più complesso di così.Più che dimezzati gli sbarchiCome al solito poi, una parte importante del dossier è dedicata all’immigrazione.Dal 1 gennaio al 30 giugno 2026 sono arrivate via mare in Italia 14.388 persone. Nei primi sei mesi del 2025 erano state 30.060: il dato quindi ci dice che gli sbarchi sono diminuiti del 52,1%.I numeri sono ancora più interessanti se confrontati con gli ultimi due anni completi. Nel 2024 le persone sbarcate erano state 66.617 e 66.316 nel 2025: due valori praticamente sovrapponibili. La riduzione sembra quindi essersi concentrata soprattutto nei primi mesi del 2026. Il dato annuale del 2025 riportato nel dossier è confermato anche dai cruscotti statistici del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione.Il Viminale mette poi in evidenza le cosiddette “partenze bloccate”. Dal 2023 al 30 giugno 2026 sarebbero state 275.463, grazie alla collaborazione con Libia e Tunisia. Di queste, 20.157 riguardano i primi sei mesi di quest’anno.Numeri, freddi numeri, che però non raccontano che cosa accade dopo il blocco della partenza. Il dato non ci dice quante di queste persone abbiano tentato nuovamente di attraversare il Mediterraneo, né consente di ricostruire ciò che è avvenuto dopo l’intercettazione.Manca poi il dato dei “dublinanti”, cioè le persone riportate in Italia dagli altri Paesi europei e soprattutto c’è un altro numero che nel dossier del Viminale non compare: quello delle persone morte o disperse lungo le rotte migratorie.Come ogni anno lo aggiungiamo noi, rifacendoci al progetto Missing Migrants dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che raccoglie questi dati e specifica che devono essere considerati una stima minima, perché molti decessi e naufragi non vengono mai documentati. Nel 2026 sono state 1.733 le persone morte o disperse nel Mediterraneo: 664 morti documentati e 1.069 dispersi.La rotta più letale rimane quella del Mediterraneo centrale, che collega soprattutto le coste del Nord Africa all’Italia e a Malta: 914 morti o dispersi. Sono 432 lungo la rotta occidentale e 386 lungo quella orientale.I rimpatri aumentano, ma non raddoppianoL’analisi del dossier del Viminale dovrebbe essere corredata da un approfondimento per ogni dato rilasciato. Come ad esempio l’aumento dei rimpatri.Tra gennaio e giugno 2026 sono stati 4.432, contro i 3.301 dello stesso periodo del 2025: +34,3%. Quelli eseguiti a seguito di espulsione passano da 2.977 a 3.825, +28,5%, mentre i rimpatri volontari assistiti crescono da 324 a 607, +87,3%.È interessante confrontare questi dati con le parole utilizzate nella prefazione. Piantedosi infatti scrive che “raddoppiano i rimpatri”. Ma i dati rilasciati dal suo stesso ministero dicono altro: i rimpatri complessivi non sono raddoppiati, sono sicuramente aumentati ma del 34,3%. A essere quasi raddoppiati sono quelli volontari assistiti, che rimangono comunque una quota minoritaria del totale.Le “zone rosse” e gli sgomberiIl dossier del Viminale poi si concentra anche sui dati delle “zone rosse”. Dal 2024 al 30 giugno 2026 nelle province in cui sono state attivate sono state controllate 2.336.902 persone. Di queste, 1.029.670 erano straniere: il 44,1% del totale.Nello stesso periodo sono stati allontanati 12.876 soggetti. In questo caso le persone straniere sono 9.429, cioè il 73,2%.Il dossier ci dice anche quali sono i principali reati alla base dell’allontanamento: nel 39% dei casi riguardano il patrimonio, nel 33% gli stupefacenti e nel 28% la persona. Non specifica però come queste categorie si distribuiscano tra persone italiane e straniere.Cresce poi di molto anche il numero degli sgomberi di occupazioni abusive, un capitolo cui il ministro Piantedosi tiene particolarmente. Dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno 2026 il Viminale conta 6.101 alloggi di edilizia residenziale pubblica liberati e 313 sgomberi di immobili considerati “di particolare rilievo” nelle città metropolitane. Nell’ultimo anno gli alloggi liberati sono stati 2.613, mentre gli immobili di particolare rilievo sgomberati sono stati 95. Il confronto con i dossier precedenti mostra una netta accelerazione: tra giugno 2024 e giugno 2025 gli alloggi liberati erano aumentati di circa 1.400 unità e gli sgomberi degli immobili di maggiore rilievo di 60. Nell’ultimo anno, quindi, gli alloggi liberati sono cresciuti di circa l’86% rispetto ai dodici mesi precedenti, mentre gli sgomberi degli immobili di particolare rilievo sono aumentati di oltre la metà.