A Ferragosto, la Riviera romagnola è stata vicina al 'tutto esaurito'. Secondo i primi dati dell'Osservatorio turistico regionale, infatti, l'occupazione delle camere sulla costa ha raggiunto tra il 90% e il 95%. Pieno anche in montagna e tutto esaurito nelle strutture ricettive del Corno alle Scale, nel Bolognese e del Cimone, nel Modenese. Il buon andamento di Ferragosto è arrivato dopo un luglio in crescita, tra l'1% e il 3% di presenze rispetto al 2025, mentre agosto si avvia a chiudere in linea con lo scorso anno, con prospettive positive per la seconda parte del mese grazie soprattutto al Meeting di Rimini, con la visita di papa Leone XIV. Tutto bene allora? Non proprio. Perché se si allarga lo sguardo all'Italia la situazione è diversa. Secondo un report dell'Ufficio statistica del Ministero del turismo, infatti, tra gennaio e giugno a livello nazionale gli arrivi sono saliti del 4,4%, mentre le presenze sono cresciute del 4,9%. L'Emilia-Romagna ha avuto un maggiore 3,4% di arrivi e presenze, dato sotto la media. La Puglia, ad esempio, ha avuto un + 7,6% negli arrivi e un + 7,7% nelle presenze, la Liguria un + 6,6% e un +4,2%, le Marche un +4,4% e un +5%. Infine, leggermente peggio dell'Emilia-Romagna hanno fatto solo Basilicata, Toscana, Sicilia, Valle d'Aosta, Campania e Lombardia. Ecco, da questo bisogna ripartire. Ora, il bilancio finale si farà a settembre, ma già adesso in Riviera gli imprenditori spiegano che molte località hanno avuto il pienone soltanto nei week end (tendenza che va avanti da anni), che gli alberghi hanno sorriso più delle spiagge, con gli stabilimenti lontani dal tutto esaurito durante la settimana, che insomma non c'è stato nessun boom se non il solito, tradizionale galleggiamento. Non va bene. L'Emilia-Romagna non può e non deve accontentarsi solo di uno zero virgola in più ogni dodici mesi, perché il turismo è una parte importante dell'economia locale. Non si tratta di addossare le critiche a qualcuno, però se si va a vedere cosa è cambiato da un anno all'altro non si registra niente di clamoroso. E invece una scossa vera non può più essere ritardata. Partendo da incentivi per riqualificare le strutture e da un serio piano per migliorare le infrastrutture, senza tralasciare i grandi eventi, la promozione all'estero e soprattutto un'offerta coordinata e integrata di mare e città d'arte. Sperando anche che qualcuno si renda conto che certi prezzi non sono più affrontabili dalle famiglie medie. Magari rinunciando ora a una parte di guadagni si potrà avere un ritorno di immagine che aiuti in futuro. Bisogna provarci.