In uno scatto disperato si fa largo tra i due commercianti che hanno già capito che le cose stanno per mettersi male. Sulla sua testa pende una sentenza che ha il retrogusto amaro della condanna a morte e così cerca riparo. Quel minimarket del Cavone ancora aperto a notte fonda finisce per diventare un vicolo cieco, una trappola. Per fortuna, non la sua tomba. Due telecamere di videosorveglianza interna svelano la dinamica del feroce agguato che sabato scorso, solo per una questione di secondi e centimetri, non si è tramutato in un omicidio di impronta camorrista. Immagini choc quelle appena finite agli atti della delicata inchiesta chiamata a stanare il commando che ha provato ad assassinare a coltellate Marco De Stefano, 37enne dalla fedina penale non proprio immacolata. Nel suo “curriculum” la sospetta partecipazione a una holding specializzata in rapine di orologi di lusso, ma anche una parentela che scotta con alcuni elementi al vertice del clan Lepre, la cosca ancora oggi egemone tra i vicoli stretti tra piazza Dante e l’Avvocata.
Gli episodi Neanche il tempo di ricomporre il mosaico investigativo dei tre colpi di pistola esplosi in via San Sebastiano - la “stesa” in cui un barman innocente ha rischiato di perdere la vita - che il centro storico è stato subito travolto da un nuovo giallo: il secondo in meno di un mese. Se per il primo raid i due giovanissimi responsabili sono stati già arrestati, lo stesso non può dirsi per quanto accaduto cinque giorni fa in via Francesco Saverio Correra, un fortino che ancora oggi ospita piazze di spaccio e centrali per la ricettazione dei bottini di furti e rapine. L’allarme rosso scatta poco prima delle due di sabato. Marco De Stefano, dopo aver quasi raggiunto il portone di casa, viene avvicinato da un aggressore solitario. Tra le mani ha un coltello e, senza profferire parola, vibra un fendente dritto al suo addome per poi dileguarsi rapidamente. Fin qui la versione messa a verbale dal 37enne quando è stato interrogato dalla polizia al Cardarelli. Una ricostruzione, la sua, sconfessata dai frame appena acquisiti dagli inquirenti. Una registrazione che, in soli diciannove secondi, rivela un’altra storia: non un misterioso raptus, ma una vera e propria spedizione punitiva. Napoli, a 17 anni fugge a un controllo di polizia e si schianta contro un palo, è graveIl video choc Immagini scottanti, dunque, quelle di cui gli investigatori della Squadra mobile e del commissariato Dante sono appena entrati in possesso. L’inquadratura, fissa verso l’esterno, immortala un primo momento chiave: una Peugeot scura piomba davanti al minimarket. Il paraurti anteriore e la fiancata sono danneggiati, segno che forse la caccia all’uomo tra i vicoli del Cavone era già iniziata da diversi metri. Il “target” corre disperatamente in via Correra, poi torna indietro, si fa largo tra i due stranieri che gestiscono la bottega e prova a nascondersi nel negozio. Due uomini, entrambi a volto scoperto, lo inseguono fin dentro al locale. Uno di loro si ferma per un istante, dalla scarpa estrae un coltello e raggiunge il trentasettenne che nel frattempo è uscito dall’inquadratura. L’aggressione, quindi, si consuma in una zona d’ombra. Il commando torna in auto, al cui interno ci sono altri due complici, poi la fuga tra le tenebre. I motivi della feroce incursione armata restano tutti da decifrare, ma la pista principale porta dritto al cuore della malavita organizzata. Tra le ipotesi, un conflitto per la spartizione di un bottino legato a un reato da strada o uno sgarro personale imperdonabile. Un quadro destinato ad appesantirsi sotto il peso di un primo identikit. Tra i responsabili del blitz ci sarebbe il figlio di un ras ergastolano legato a doppio filo al “sistema” dei Quartieri Spagnoli.






