Pavia Il Comune di Pavia ha licenziato il dipendente comunale che, secondo le accuse, avrebbe rilasciato svariate decine di certificati di residenza fasulli. Parallelamente è in corso un’indagine da parte della procura della Repubblica. I certificati indicavano come residenza una via e un numero civico di Pavia al quale si troverebbe una pizzeria. Sospetti In base a quanto si è saputo, i certificati di residenza sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri e, nella maggior parte dei casi, a donne e uomini provenienti dall’Egitto. Non è chiaro come sia stata scoperta la vicenda. È molto probabile che, controllando la documentazione di uno dei “beneficiari”, qualche esponente delle forze dell’ordine abbia notato che l’indirizzo della persona sottoposta ad accertamenti coincideva con quello di una pizzeria. Quando i presunti residenti nell’attività commerciale sono iniziati a essere decine, il nodo è arrivato al pettine. Gli inquirenti sono risaliti al dipendente di palazzo Mezzabarba che è stato sentito in questura e, in seguito, è stato iscritto nel registro degli indagati. Nel frattempo anche a palazzo Mezzabarba sono stati condotti degli accertamenti al termine dei quali è stato disposto il provvedimento disciplinare più severo, ovvero il licenziamento. Nel caso dell’indagine disciplinare, infatti, non sarebbe necessario attendere il passaggio in giudicato di una eventuale sentenza di condanna. Per applicare provvedimenti disciplinari basta che la condotta del lavoratore abbia fatto venire meno il rapporto di fiducia che lo vincola all’amministrazione per la quale presta la propria attività. Le procedure per il rilascio del certificato di residenza, infatti, hanno margini ben precisi. Nel caso in cui un cittadino straniero chieda di essere dichiarato residente a Pavia, infatti, è necessario produrre all’ufficio Anagrafe (che fa riferimento all’assessore ai Servizi civici Rodolfo Faldini) un passaporto o comunque un documento di identità valido, un codice fiscale rilasciato dallo Stato italiano, un contratto di affitto o un atto di proprietà o una dichiarazione di ospitalità firmata dal proprietario dell’alloggio con allegata copia di un documento dello stesso e il permesso di soggiorno o una ricevuta che attesti la richiesta e l’attesa del rilascio. Con tutta questa documentazione, il cittadino si reca agli sportelli dell’Anagrafe (che a palazzo Mezzabarba sono a pianterreno) e compila un modulo per la richiesta della residenza. Dopo la richiesta la polizia locale effettua un accertamento per verificare che la persona viva realmente all’indirizzo dichiarato e, di solito, questo avviene entro 45 giorni dalla consegna del modulo di richiesta. Se il controllo dà esito positivo, la residenza viene concessa. l
Certificati di residenza falsi, licenziato dipendente comunale “infedele”
È successo a Pavia: sulla vicenda indaga anche la procura che ha aperto un fascicolo







