Più che un nuovo think tank, il Rhein Group si propone come un laboratorio di idee e alleanze per affrontare la sfida della competitività europea. Un progetto che raccoglie l’eredità del Rapporto Draghi e guarda al futuro dell’Unione. Il commento di Stefano da Empoli, presidente I-Com

Negli anni Novanta Paul Krugman, principale esponente accademico della New Trade Theory e futuro Premio Nobel per l’economia, dedicò un libro e diversi articoli all’ossessione per la competitività dell’allora amministrazione Clinton, per la quale peraltro l’economista americano simpatizzava. Per Krugman era inconcepibile che il concetto, pane quotidiano per le aziende, potesse essere usato più o meno con lo stesso significato per le nazioni. Era quello il tempo della fine della storia teorizzata da Francis Fukuyama e di un mondo che sembrava poter volgere verso una globalizzazione basata sul libero commercio e, negli auspici di molti, verso relazioni più amichevoli tra gli Stati sotto la regia dell’unica superpotenza rimasta, gli Stati Uniti d’America.

È significativo che il manifesto del Rhine Group, il think tank annunciato ieri e co-presieduto da Mario Draghi e Patrick Collison, fondatore e Ceo di origine irlandese della statunitense Stripe, diretto da Luis Garicano e partecipato da altri due premi Nobel, Philippe Aghion e Bengt Holmstrom, parta proprio dalla constatazione che delle prime cinquanta imprese tecnologiche mondiali solo quattro siano europee. A testimoniare come questa equivalenza sia tornata di moda. Ma d’altronde il mondo nel quale ci troviamo è decisamente diverso da quello di trent’anni fa. Lo evidenziava lo stesso rapporto sul futuro della competitività europea, realizzato due anni fa da Draghi. E che del Rhine Group è il vero statuto sociale. Proprio nel momento in cui è tornata improvvisamente nello scacchiere mondiale la competizione tra le grandi potenze, la posizione dell’Europa è decisamente più critica di quanto fosse ai tempi dell’America di Clinton, che peraltro vedeva nel Giappone e proprio nell’Europa occidentale, con Germania e Italia in testa, esempi da imitare con una politica più interventista a supporto della propria manifattura.