Rieccolo. Così Indro Montanelli ribattezzò Amintore Fanfani molti anni fa, in occasione di uno dei clamorosi ritorni sulla scena del navigato politico democristiano. Un po’ meno strepitoso è il ritorno sotto i riflettori di Mario Draghi, che lunedì ha reso noto il nome del suo nuovo centro studi, il Rhine Group.

Rieccolo, Draghi, in compagnia di un giovane miliardario, Patrick Collison, cofondatore e ad di Stripe, una delle maggiori società fintech del mondo e membro del cda di Meta, oltre che di più di 50 pezzi da novanta dell’economia, della tecnologia e dell’accademia.

Draghi torna in campo con il Rhine Group

La missione dichiarata del Gruppo del Reno è proporre politiche pubbliche sviluppando le idee di Draghi su come far crescere le aziende tecnologiche europee e ridurre la dipendenza del continente da Usa e Cina. In pratica, il rapporto del Migliore sulla competitività del settembre 2024 diventa il programma del Gruppo, con l’idea di realizzare le raccomandazioni ivi contenute, a suo tempo presentate in gran pompa alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Da allora ben poco è successo e a Bruxelles ci si è affrettati a citare molto il rapporto Draghi senza mai cercare di realizzarlo davvero. Così, evidentemente stanco di predicare nel deserto, l’ex presidente della Bce ha deciso di scendere in campo e raccogliere attorno a sé una serie di influencer di alto livello. La sensazione è proprio che il think tank nasca dalla frustrazione di Draghi rispetto alle proprie raccomandazioni del 2024, segno di una profonda sfiducia nei meccanismi di riforma dell’Unione.