Con il Rhine Group, guidato da Draghi e Collison, prende forma il tentativo di accelerare la svolta inaugurata dal Rapporto Draghi del 2024. Al centro, la critica al modello dell’Europa come “potenza regolatoria” e la richiesta di un cambio di paradigma che rimetta al centro competitività, innovazione, produttività e capacità industriale in un contesto internazionale sempre più segnato dalla competizione tecnologica e geopolitica. L’analisi di Luca Picotti, avvocato e saggista, research fellow Osservatorio Golden Power
L’iniziativa del Rhine Group, guidata da Mario Draghi e da Patrick Collison di Stripe, è significativa per almeno due ragioni: da un lato, ribadisce e rilancia quanto indicato dal Rapporto Draghi del 2024, ossia il momento che, in un saggio di prossima pubblicazione per il “Quaderno de Il Filangieri”, ho definito come punto di rottura rispetto all’humus culturale che aveva dominato il dibattito politico europeo nei decenni precedenti; dall’altro, prende atto che a due anni da tale Rapporto troppo poco è stato fatto e, pena una ulteriore accelerazione del corso storico (guerra in Iran, investimenti dirompenti nell’AI), la posizione dell’Unione europea risulta essere ancora più precaria rispetto al 2024. Da qui la necessità, esistenziale, di una svolta.












