Il Rhine Group di Draghi prova a colmare il deficit di leadership europea mettendo insieme impresa, finanza, tecnologia e ricerca. Per Carnevale Maffè è il tentativo di trasformare la competitività in una nuova agenda di policy, oltre i vincoli della burocrazia. Un progetto che guarda agli Stati Uniti senza contrapposizioni, ma con l’ambizione di riportare l’Europa al centro della leadership del mondo libero
“Il Reno come nuovo Atlantico”. L’Europa come laboratorio della prossima fase della globalizzazione. Il lancio del Rhine Group, promosso da Mario Draghi insieme all’imprenditore Patrick Collison, non è soltanto la nascita di un nuovo think tank. Per Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia alla Bocconi, rappresenta piuttosto il tentativo di costruire quel ponte tra ricerca, impresa e politica che finora l’Europa non è riuscita a realizzare. Una piattaforma trasversale, con esponenti della finanza, della tecnologia, dell’economia e della comunicazione, che punta a trasformare analisi e competenze in vere proposte di policy.
Professor Carnevale Maffè, che cosa rappresenta davvero la nascita del Rhine Group?
È la fase due di quello che è stato Davos negli ultimi decenni. Il World Economic Forum è diventato soprattutto un osservatorio sul mondo globale; il Rhine Group prova invece a costruire un ponte tra ricerca e politica. La composizione stessa del gruppo è significativa: finanza, tecnologie, imprenditoria, comunicazione, università. C’è un sistema di relazioni che fa capo a Draghi e che ora viene messo a fattor comune. L’obiettivo è creare uno strato trasversale di élite capace di fare ciò che l’Europa finora non è stata in grado di fare: costruire una leadership di visione che diventi sintesi su un’agenda di riforme, innovazione e competitività.












