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Lo scorso giugno Akis Evangelidis, co-fondatore dell’azienda di elettronica sinobritannica Nothing, ha detto che quest’anno non presenterà nuovi modelli di smartphone per CMF, la linea di prodotti economici della società. «Visti i prezzi della memoria che ci sono, non riusciamo a costruire un telefono che rappresenti un vero passo in avanti e abbia un prezzo sensato», ha scritto su X.
Negli ultimi mesi si è molto discusso della crisi della memoria RAM, in particolare per i suoi effetti sui prezzi dei dispositivi più potenti e avanzati, come gli smartphone di alta gamma o le console per videogiochi. Ma a subire la crisi – causata dall’enorme aumento della domanda da parte delle aziende di intelligenza artificiale, che hanno bisogno di grandi quantità di memoria per i loro data center – sono anche gli smartphone meno potenti e più economici, che rischiano di fatto di scomparire dal mercato.
Secondo la società di analisi di mercato Omdia, oggi la memoria rappresenta quasi il 60 percento del costo totale dei componenti di uno smartphone di fascia medio-bassa (ovvero sotto i 400 dollari), e il 64 per cento di quello dei dispositivi sotto i cento dollari (85 euro). Il fatto che quasi due terzi del costo di produzione sia assorbito dalla memoria rende la loro produzione sempre meno sostenibile. A quel prezzo infatti diventa impossibile coprire il costo degli altri componenti, come il processore, lo schermo, la batteria, e così via.








