Una delle estati più calde di sempre non poteva che sferrare un pesante colpo basso al Mediterraneo. Secondo i dati di Copernicus, il programma europeo di osservazione e monitoraggio della Terra, sulle coste europee e in particolare nel Mediterraneo occidentale le temperature superficiali del mare hanno toccato record assoluti: fino a 6 gradi in più a giugno. E a luglio non è andata tanto meglio, dato che nel Mediterraneo è stata registrata una temperatura media di 27 gradi: la più alta mai osservata per questo mese. Insomma, le nostre acque stanno diventando bollenti e le ripercussioni per gli animali che ci vivono e per noi esseri umani sono e saranno preoccupanti. Un esempio? "La disponibilità di più acqua in atmosfera, pronta a cadere, porta a eventi di precipitazioni più intensi", spiega a Tgcom24 Enrico Scoccimarro, Senior scientist al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e direttore della divisione di ricerca su "Climate Variability and Prediction” (CLIVAP). Ancora: "Oltre alla perdita di fauna e flora locali per stress termico, le nuove specie che entrano sono in grado di sostituire quelle preesistenti e questo si riflette in una perdita di specie endemiche". Più in generale, il futuro non sembra essere promettente: "La temperatura media globale continuerà ad aumentare nei prossimi anni, in maniera più o meno accentuata, dipendentemente dagli scenari emissivi di gas serra". E noi dovremo capire come adattarci.Cosa intendiamo con la parola “tropicalizzazione” del Mediterraneo?In realtà questa è una parola particolare, bisogna stare attenti. Il Mediterraneo non sta diventando tropicale, stanno avvenendo cambiamenti tali per cui il Mediterraneo sta smettendo di funzionare come un mare temperato. “Tropicalizzazione” è una parola che viene più usata per descrivere gli effetti sulla biologia.Il Mar Mediterraneo è particolarmente sensibile al riscaldamento globale. Perché?Il Mediterraneo è un bacino semi chiuso e anche poco profondo rispetto a un oceano. La sua profondità media è meno della metà di quella dell’Atlantico, per esempio. Il nostro mare tende ad accumulare calore più in fretta rispetto ad un oceano, Atlantico o Pacifico. Anche la sua posizione è particolare: è di transizione fra la circolazione delle medie latitudini e la cella di Hadley (un grande sistema di circolazione atmosferica che si trova nella fascia tropicale della Terra, ndr).Come sta cambiando nei numeri la temperatura del mare?Se guardiamo alle medie della temperatura superficiale, il riscaldamento nel Mediterraneo negli ultimi cento anni è stato circa il doppio di quello che si è misurato su scala mondiale. Secondo le tendenze recenti invece più o meno si scalda di 3/5 decimi di grado all’anno. In generale la tendenza di riscaldamento è più accentuata sul bacino occidentale e orientale, appunto Tirreno, Egeo e Adriatico. Resta però una certa variabilità di alta frequenza: non è detto che l’anno prossimo sarà più caldo di quest’anno.In che modo un Mar Mediterraneo sempre più caldo si trasforma nel carburante ideale per nubifragi e alluvioni lampo?Il calore è energia. Una quantità di energia disponibile più alta facilita l'innesco di temporali. Un altro fattore importante: in un volume di aria più caldo può essere contenuta più acqua prima di raggiungere la saturazione. La disponibilità di più acqua in atmosfera, pronta a cadere, una volta innescata la convenzione profonda, porta a eventi di precipitazioni più intensi. Se questa disponibilità è ad esempio il 15% in più (per un aumento di temperatura di 2 gradi) rispetto a ciò che c’era a valori di temperatura più bassa, ci si aspetta che per ogni grado centigrado di innalzamento della temperatura, il quantitativo di acqua che può essere contenuto nel volume di aria prima della saturazione aumenti del 7%. Questo si riflette in più acqua che raggiunge il suolo. È quindi questione di energia alla superficie, cambio di dinamiche atmosferiche e quantità di acqua disponibile in più in atmosfera.Fenomeni estremi diventeranno sempre più frequenti o più distruttivi?Se prendiamo l’Europa e la dividiamo a metà, la regione mediterranea ha caratteristiche diverse da quella più settentrionale. Se qui ci si aspetta un aumento delle precipitazioni medie annue, per la nostra regione, più a sud, le precipitazioni medie annuali calano in scenari più caldi. Per quanto riguarda gli estremi di pioggia, invece, in tutta l'Europa si attendono valori più alti in scenari più caldi. In ogni caso dobbiamo ragionare secondo diversi scenari potenziali: tramite modelli di simulazione numerica del clima, come quelli disponibili al CMCC, si possono verificare gli effetti di emissioni di gas serra di diverse entità, legati al diverso livello del virtuosismo dell’uomo. Prendendo lo scenario peggiore, verso la fine del secolo, ci si aspettano precipitazioni estreme che aumentano in intensità sulla maggior parte del dominio europeo. L’energia cresce ovunque, come la disponibilità di acqua in atmosfera. La regione del Mediterraneo può essere quella nelle condizioni peggiori: si attendono meno precipitazioni totali annue, eventi più raggruppati nel tempo e quindi associati a fenomeni più brevi e più intensi.Un mare più caldo attira nuova fauna: che impatto hanno le specie aliene invasive su quelle che popolano originariamente il Mediterraneo?Specie di latitudini più basse stanno entrando nel Mediterraneo. Il canale principale di ingresso delle specie nuove è il canale di Suez, poi ci sono entrate secondarie come le rotte di traffico marittimo da Gibilterra. Questi nuovi animali, per fare un esempio, possono essere erbivori e quindi nutrirsi delle nostre specie di alghe. Oltre al fatto per cui alcune nostre specie autoctone non riescono più a crescere come una volta, se arrivano specie animali che sono in grado di mangiare queste stesse specie è normale che ci sia una riduzione delle specie endemiche. Le ondate di calore marine sono molto importanti. Se noi avessimo un anno più caldo di un altro, diciamo di tre gradi, ma uniformemente distribuiti su tutti i giorni della stagione, l'effetto sarebbe meno dannoso rispetto alla media che cambia di tre gradi perché abbiamo avuto un certo numero di giorni più caldi, esempio, di sei gradi. Questo distrugge le specie animali e vegetali che hanno una lenta crescita, come per esempio il corallo rosso. Le ondate di calore sono dannose perché in poco tempo distruggono e liberano il substrato, che poi viene invaso da specie aliene che tolgono spazio alle nostre. L'aumento della temperatura delle acque ha un altro grosso effetto, perché può facilitare la sopravvivenza di specie che arrivano e magari una volta non riuscivano a stanziarsi. Per riassumere: il riscaldamento medio sposta i limiti di tolleranza, gli estremi fanno il lavoro sporco in giorni o settimane.Nel momento in cui c'è un cambiamento della fauna marina, quali sono le ripercussioni su noi esseri umani?Intanto c'è un effetto diretto del riscaldamento globale sulla pesca e sull'allevamento a mare. Poi c'è un effetto indiretto legato a specie che arrivano e tendono a sostituirsi a quelle che siamo abituati a gestire. Il settore della pesca è fortemente interessato da tutto questo. Pensiamo anche agli allevamenti: decidere dove farli e che tipologie di specie crescere sono questioni legate agli scenari potenziali di delle temperature, non solo superficiali ma anche sottosuperficiali.Il riscaldamento delle acque del Mediterraneo è ancora reversibile o ha raggiunto un punto di non ritorno?Se noi iniziassimo a ridurre le emissioni di gas serra, piano piano ne ridurremmo la concentrazione nell'atmosfera. Una riduzione delle concentrazioni medie in atmosfera si può raggiungere, dipendentemente dal virtuosismo dell'uomo, con l'obiettivo di raggiungere l'inversione. Tuttavia, dobbiamo fare i conti con quanto calore abbiamo già pompato. Se anche mantenessimo costante la concentrazione dei gas serra nell'atmosfera al valore attuale, senza farla aumentare, la temperatura media globale continuerebbe a salire per decine di anni. La disponibilità di calore nelle acque rimane lì e viene rilasciata in atmosfera. Siamo a un punto di non ritorno? Risolvere tutto in pochi anni con la migliore delle soluzioni non è fattibile. Possiamo tornare lentamente a condizioni preindustriali, sapendo che comunque c'è molto calore disponibile che abbiamo già fatto immagazzinare al pianeta? Invertire la tendenza si può, ma anche portando le emissioni a zero sarebbe necessario rimuovere l'anidride carbonica in eccesso. Questo è un vincolo quantitativo che anche nel migliore degli scenari non porterebbe a valori preindustriali se non in centinaia di anni.Come possiamo intervenire per fermare il trend?Quello che possiamo fare per evitare l'aumento della temperatura media del pianeta è legato al gioco delle concentrazioni dei gas serra. È vero che questi fanno parte dell'equilibrio del clima terrestre che permette lo sviluppo degli ecosistemi, ma più ritardiamo effetti di mitigazione e più ritardiamo la possibilità di tornare indietro. Se posticipiamo una certa misura di due anni, gli effetti positivi sono ritardati di almeno 20. Lo spostamento della produzione di energia dalle fonti fossili a quelle rinnovabili è la direzione verso cui dobbiamo andare. Una mossa che si può fare in diversi modi. Il lavoro degli scienziati sulla validazione, la quantificazione, gli effetti del riscaldamento indotto dai gas serra è stato per la maggior parte fatto. Ora è più una questione politica su quali misure adottare nel tempo.Come dovremo abituarci in futuro?Sappiamo che andiamo incontro a una temperatura media delle acque e dell'aria più alta. Verso eventi estremi, sia di temperatura che di precipitazione, più intensi e più frequenti. Non ci possiamo aspettare che nel giro di dieci anni ci siano condizioni migliori di quelle che si sono attualmente. Dobbiamo imparare a convivere con le nuove condizioni. Partiamo da una cosa semplice: l'accesso all'aria condizionata deve essere sì più uniformemente distribuito a tutti, ma il calore urbano va ridotto con infrastrutture verdi e blu per ridurne al massimo la necessità. Sul piano sanitario vanno stilati protocolli per anziani e lavoratori esposti. Poi c'è una questione di adattamento in termini di attività lavorative: alcune cambieranno stagionalità, i periodi di lavoro dovranno essere modificati per mantenere efficienza. Non si può chiedere di lavorare sotto il sole, sotto il caldo, con maggiore stress ma con la stessa produttività. Sulle coste bisogna implementare difese ibride che combinino opere e natura: ricostruzione di dune, praterie di fanerogame. In agricoltura vanno rivisti i tipi di colture e la relativa calendarizzazione. Non abbiamo la bacchetta magica, dovremo rimodulare le nostre abitudini quotidiane.
Mediterraneo bollente, l'esperto Scoccimarro: "Temperature più alte, più precipitazioni intense, dovremo abituarci"
In pericolo anche le specie endemiche del mare, che rischiano di essere sostituite dalle nuove specie animali che arrivano con più calore in acqua










