Il focolaio di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Milano ha colpito specializzandi, specialisti e altro personale. E sono subito scattati gli accertamenti per ricostruire la catena del contagio. Da quanto risulta, degli otto casi identificati quattro sono stati individuati attraverso screening: ora sono tutti in cura e nessuno risulta essere stato ricoverato. Altre sette persone, invece, sarebbero invece risultate positive ai test che indicano il contatto con il batterio, ma non hanno sviluppato la malattia. A tale proposito una premessa è fondamentale: entrare in contatto con il bacillo della tubercolosi non significa necessariamente ammalarsi.
Il batterio silenzioso
La tubercolosi è provocata dal Mycobacterium tuberculosis, conosciuto anche come bacillo di Koch, e colpisce soprattutto i polmoni. “Una volta entrato nell’organismo però, il batterio può rimanere sotto controllo del sistema immunitario senza provocare la malattia: è la cosiddetta infezione tubercolare latente – spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano -. Chi ha un’infezione latente non presenta i sintomi della TBC e non è contagioso”.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa il 5-10% delle persone infettate svilupperà nel corso della vita la malattia, con un rischio maggiore quando le difese immunitarie sono indebolite.










