Cosimo Cilli, 55 anni, di Barletta, restauratore d’arte, mentre lo racconta si emoziona ancora, anche se va a Lourdes da 40 anni ed è vicepresidente nazionale di Unitalsi: «Ho visto un bambino salire sullo scivolo e, dopo la discesa, abbracciare forte la mamma, contentissimo: mi sembrava una scena bella ma tutto sommato normale, e invece poi mi hanno detto che quel bambino, con una grave forma di disabilità, era la prima volta che andava da solo allo scivolo.

E ho visto i figli di una donna ucraina, che non possono sentire i rumori perché gli ricordano le esplosioni delle bombe e il papà ferito, che invece ballavano felici al suono forte della musica, perché quella festa era anche per loro». È un’estate quanto mai intensa di pellegrinaggi a Lourdes, organizzati dall’associazione, ma negli occhi e nel cuore di tanti resta soprattutto quello delle settimane scorse che ha portato al Santuario francese centinaia di bambini e genitori con il “treno dei piccoli”.

E poi tanti volontari, la forza trainante della macchina che permette davvero a tutti di arrivare alla meta.

Per la prima volta, su quel treno è salita anche Antonia Garro, pugliese, con il suo Marco di 4 anni, con una lesione al midollo spinale: «Appena ha visto la Madonna nella grotta, ha iniziato a mandarle tanti bacini.