La testimonianza di una liceale che in giugno si è recata a Lourdes come volontaria non come paziente anche se pochi mesi prima si era dovuta sottoporre a un importante intervento chirurgico di correzione della scoliosi. *Liceo Tosi Busto Arsizio

Viaggiare cambia la vita: ci mette in contatto con culture e realtà diverse, ci rende consapevoli dell’immensità e della varietà del mondo che ci circonda. Lourdes, però, non ha cambiato soltanto la mia vita: ha cambiato me, o, per meglio dire, la percezione che avevo di me stessa. Per anni, e non credo di essere stata la sola, mi sono sentita prigioniera di barriere invisibili, erette da me stessa, che mi costringevano entro ruoli e aggettivi già prestabiliti. Nella quotidianità perdevo la mia autenticità, ed è proprio quest’ultima che Lourdes mi ha restituito. La calma, la pace e la comprensione che quel luogo offre mi hanno fatto sentire al sicuro; mi hanno resa più libera, spontanea e aperta. Se dovessi scegliere una parola per descrivere la mia esperienza, utilizzerei proprio questa: apertura. Apertura verso gli altri, verso me stessa e la mia interiorità, verso Dio e verso Maria. La seconda sera mi sono recata alla Grotta e ho iniziato a pregare, affidando le mie intenzioni alla Vergine. Mi sentivo bloccata, reticente, emotivamente inibita. Finite le preghiere mi sono alzata, ho sorriso a Maria e ho iniziato a passeggiare con alcune mie compagne. Non mi sentivo soltanto più sciolta, ma anche più sincera con me stessa. Ho riflettuto a lungo su di me e sulle mie fragilità e, quasi inconsciamente, ho iniziato ad accettarle. Il giorno dopo mi sono diretta nella chiesa parrocchiale, quella vicino alla casa di Bernadette. Mi sono seduta sulla prima panca e, durante la preghiera, sono scoppiata a piangere, senza un motivo apparente. Mi sono sentita accolta in un abbraccio, capita, compresa e amata come mai prima d’allora. Ero felice, sollevata, più leggera, eppure continuavo a piangere. Poco dopo ho scelto di confessarmi e le parole scambiate con il sacerdote mi hanno davvero colpita: erano quelle giuste, nel momento giusto. Una frase, in particolare, vorrei riportarla: «Non siamo sbagliati, ma a volte compiamo azioni sbagliate.» È stato Dio a crearci: non può esserci nulla di inappropriato in noi. Dobbiamo soltanto prenderne coscienza e, seguendo il Suo esempio, iniziare ad amarci. Credo che sia l’unica strada per abbattere i pregiudizi che ci tengono lontani dagli altri e ci impediscono di percorrere il cammino che è stato pensato per noi. Tuttavia, mentirei se dicessi che, una volta tornata a casa, la timidezza fosse sparita. Eppure, seguendo l’esempio di ciò che posso diventare e consapevole della vicinanza di Dio, oggi sto provando a combatterla.Quattro mesi fa ho subito una fusione spinale a causa di una grave scoliosi. Per settimane sono dipesa completamente dagli altri: dai medici, dagli infermieri, dalla mia famiglia e dai miei amici. A Lourdes, invece, ero io a dare una mano, a mettermi a disposizione degli altri. All’inizio sentivo di stare risanando il mio debito con il mondo; poi, però, ho cambiato idea. Non sono stata io a offrire qualcosa a chi servivo: sono stati loro a donare a me se stessi, la loro storia, i loro sorrisi e le loro fragilità. A Lourdes ho capito che la vera forza non sta nella testardaggine di voler fare tutto da soli, ma nell’umiltà di riconoscere i propri limiti e nel coraggio di chiedere una mano.*Liceo Tosi Busto Arsizio Pellegrinaggio di giugno con Oftal Milano