di Claudia Osmettimartedì 25 agosto 20264' di letturaAlla fine sta tutto nella forza evocativa di un’immagine. Un’epopea di nove mesi, 278 giorni di fila, uno stress che diventa paura che diventa rassegnazione, che fa sciogliere anche mom Cate. Guardala lì, lady Birmingham, questa donna risoluta, c’è chi ha detto (in passato) addirittura «ostativa», testarda, caparbia, coi suoi capelli sempre più grigi raccolti in una treccia dietro le spalle, stretta dentro un abito di pizzo bianco, che si commuove come una bambina, trattiene a stento le lacrime, chiude gli occhi per non scoppiare in singhiozzi, e abbraccia, un po’ a timidamente poi sempre con più convinzione, il capitano Matteo Genovese, che è il comandante della compagnia dei carabinieri di Agnone. Chi l’avrebbe mai detto, giusto questa primavera? La “mamma del bosco” che non accettava compromessi, che era criticata, che andava dritta per la sua strada, a cui proprio gli agenti dell’Arma avevano (fisicamente) portato via i bambini, quel maledetto 20 novembre del 2025 che per la sua famiglia è stato l’inizio di un incubo: ecco, lei, Catherine, oggi è il volto della dolcezza disperata, della speranza mai sopita però messa a dura prova, davanti al test più difficile che un genitore possa dover affrontare.LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Famiglia nel bosco, ecco cosa può accadere a settembre | Libero Quotidiano.it
Alla fine sta tutto nella forza evocativa di un’immagine. Un’epopea di nove mesi, 278 giorni di fila, uno stress che diventa paura c...






