Un mese. Ché oramai non si può più aspettare, ché s’è aspettato pure parecchio, ché di passi avanti (solo nell’ultima settimana) ne son stati fatti tanti, molti di più di quelli su cui si avrebbe scommesso a inizio marzo: e se tra un mese, cioè per metà aprile, la vicenda infinita della “famiglia del bosco” finisse per davvero? Se i Birmingham-Trevallion (ri)trovassero il loro equilibrio assieme, d’accordo non nel casolare di Palmoli (sul quale comunque c’è il progetto di uno studio di architettura) ma nel trilocale termo-autonomo che il Comune ha messo a disposizione di babbo Nathan? Se i piccoli bimbi di questa coppia neorurale, diventata famosa suo malgrado come quelle degli influencer su Instagram, riabbracciassero finalmente, felicemente mom and dad poiché un decreto di affidamento al padre permettesse loro di farlo e di lasciare la comunità nella quale vivono da novembre?

È un auspicio sì, vero. Ma è anche l’obiettivo che in Abruzzo si stanno ponendo i più. I sostenitori di Catherine e Nathan, le istituzioni locali (ripartire da Nathan «in questo momento sembra l’idea più ragionevole», lo dice anche il governatore regionale Marco Marsilio) e i professionisti che l’han detto, l’han scritto, l’han ricordato ogni volta che è stato loro chiesto (per esempio nella relazione della asl di Lanciano Chieti e Vasto): se c’è qualcosa d’urgente, adesso, qui, in questo paesino che fa 800 abitanti ma che è stato sotto i riflettori della cronaca nazionale come fosse una metropoli, è ricongiungere una famiglia che sarà pure sui generis, sarà pure diversa dalle altre, ma che è coesa e sta bene per i fatti suoi. Ruota tutto attorno a lui, a quest’uomo di 51 anni, british, pacato, sempre in giro col suo pick-up Kangoo, in jeans e felpina: da quando Nathan è diventato protagonista della sua storia la situazione a Palmoli ha cominciato a diradarsi. Non senza intoppi, ovvio (nell’occhio del ciclone sono appena finite le videochiamate di Catherine ai figli: la struttura struttura di Vasto si è lasciata sfuggire che produrrebbero ancora effetti negativi sui bimbi, gli avvocati della famiglia nel loro ultimo ricorso, le hanno invece considerate la prova di un rapporto «viscerale» e si è paventa la possibilità di sospenderle, ma la garante abruzzese dell’infanzia adesso chiarisce che «non vi è alcuna volontà di interromperle, al contrario si sta lavorando con responsabilità affinché i bambini possano rivedere la propria madre nel più breve tempo possibile», tuttavia con quel filo conduttore, quello della speranza e della mediazione, che se c’è una luce in fondo al tunnel, la torcia, a questo punto, la tiene in mano dad Nat.