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I ministri dell’Economia e delle Finanze di Italia, Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Polonia hanno di nuovo chiesto all’Unione Europea di imporre una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche, cioè sui guadagni superiori alla media ottenuti in questi mesi per via dei rialzi dei prezzi dell’energia provocati dalla guerra in Medio Oriente.

La richiesta illustrata nella lettera inviata al ministro delle Finanze irlandese, Simon Harris, attuale presidente del Consiglio dell’Unione Europea, è fondamentalmente identica a quella presentata dagli stessi Stati membri (a cui ora si è aggiunta la Polonia) lo scorso aprile: si chiedeva e si chiede un intervento unitario per fare in modo che gli aumenti del prezzo dell’energia fossero contenuti e impattassero meno sia sulle persone sia sui conti pubblici. La Commissione Europea tuttavia finora non ha incluso nessuna forma di tassa sugli extraprofitti tra le misure per fronteggiare la crisi energetica.

Nella lettera inviata il 22 agosto, il cui contenuto è stato reso noto dall’agenzia di stampa AFP e dal quotidiano spagnolo El País, i sei ministri hanno scritto che le «compagnie petrolifere registrano una redditività complessiva e margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del petrolio greggio». Hanno chiesto di discutere la loro proposta alla prossima riunione dei ministri dell’Economia, in programma il 18 e il 19 settembre a Dublino.