PADOVA - “Achtung” e a fianco la svastica nazista. Quindi altre scritte di reminiscenza hitleriana sui muri e sul portone di un palazzo tra via Altinate e via Santa Sofia. Infine due macchine, una Fiat 500 e una Suzuki Vitara, imbrattate con vernice rossa, la stessa usata per vergare muri e portoni e richiamare alla memoria l’oblio nazista. Le hanno scoperte ieri mattina i residenti del palazzo e adesso su quelle scritte stanno indagando gli agenti della Digos della Questura di Padova. L’ipotesi principale - anche se gli accertamenti sono solo all’inizio - è che si tratti del gesto di alcuni irresponsabili: più una bravata dal sapore nostalgico e dall’indiscutibile cattivo gusto che un vero e proprio inneggiare alle politiche antisemite. Tutto quello che però sta succedendo ed è successo in Medio Oriente, con Israele nell’occhio del ciclone per le operazioni militari sui civili di Gaza, soprattutto, ha fatto sì che le antenne della polizia si alzassero per scongiurare pericoli o aggressioni.
GLI ACCERTAMENTI Gli agenti della Divisione investigazioni di piazzetta Palatucci hanno acquisito le telecamere della zona, seppur quelle pubbliche siano distanti e inquadrino poco il palazzo sul quale sono state vergate le scritte naziste. La polizia sta cercando anche qualche telecamera privata che possa aver ripreso l’autore – o gli autori – del gesto, nella speranza che il loro viso si veda e che quindi si possa in qualche modo risalire alla loro identificazione oltre che all’ora del fatto. Una prima analisi da parte dell’occhio esperto dei poliziotti, però, tende a escludere che dietro alle scritte ci fosse la chiara volontà di lanciare un messaggio politico forte o che la matrice sia riconducibile agli ambienti dell’estrema destra.Lo dicono soprattutto i caratteri usati nelle lettere che non fanno parte della classica grafia usata dalle formazioni neofasciste o neonaziste per scrivere i propri cartelloni o striscioni. Fondamentale anche l’assenza di rivendicazioni politiche nei social usati dalle frange di estrema destra per parlare tra di loro. Oltretutto non risulta che nel palazzo colpito dai simboli nazisti abitino esponenti della comunità ebraica di Padova. Né che le auto ricoperte della stessa vernice rossa appartengano a membri della stessa comunità israelita: tutti elementi che portano gli inquirenti a pensare di trovarsi di fronte al gesto di un mitomane o, tutt’al più, di una persona che non aveva altro di meglio da fare se non lordare i muri di una delle principali vie del centro con messaggi comunque capaci di creare allarme. PRESIDIO RAFFORZATO Il livello di attenzione sulla comunità ebraica e sui suoi luoghi di culto è aumentata nell’ultimo anno e mezzo quando, con le aggressioni di Israele in Palestina, in più parti del mondo e in Italia si sono verificate una serie di azioni contro ebrei e sinagoghe. Anche nella città del Santo, quindi, le forze dell’ordine, in borghese, hanno tenuto sott’occhio la zona del ghetto cittadino e accompagnato (a debita distanza e a loro insaputa) le comitive di turisti che avevano scelto Padova come meta di viaggio. Sotto stretto controllo anche l’area della stazione ferroviaria, luogo nevralgico per la vita della città e anche per la circolazione regionale. Un presidio che ha evitato il verificarsi di aggressioni come successo, invece, in altre città, anche in Veneto.






