AMATRICE (Rieti)

L’elicottero sorvola Amatrice poco dopo le 16.30. La premier Giorgia Meloni, reduce (in collegamento) dalla riunione della Coalizione dei Volenterosi dove ha confermato l’appoggio all’Ucraina, arriva dall’alto per vedere un territorio che è stato alle prese con un altro tipo di guerra, il terremoto. Nell’agosto del 2016 le scosse causarono 299 vittime e devastazione e i segni sono ancora visibili specie in quello che una volta era il centro storico del piccolo paesino in provincia di Rieti. Dieci anni dopo Amatrice è blindata, ma la premier può mettersi alle spalle i fischi di Taranto, qui ci sono applausi.

"Forza Giorgia" urla qualcuno mentre la presidente arriva al parco don Minozzi, al memoriale dedicato alle vittime del sisma per deporre la corona. Al suo fianco Guido Castelli, il commissario al sisma, l’uomo a cui il governo tre anni fa ha affidato le chiavi della macchina ricostruzione: una pioggia di miliardi per provare ad accelerare, lasciarsi alle spalle le polemiche e donare un futuro a questi territori montani del Centro Italia, alle prese con lo spopolamento già prima del sisma. Ad accoglierla ci sono tantissime persone, alcuni non riescono ad avvicinarsi come vorrebbero. C’è chi la vede come una star, magari più umana vista da vicino. "Eccola, guarda – dice sorridendo una donna al marito -. Ma sono più alta io". Gli umori sono contrapposti, tanti amatriciani presenti mostrano apprezzamento. "Giorgia non si tocca" dice Maria Franca Di Stefano presente con figlia e nipotina. "Sono tornata nella mia casa tre anni fa, la presidente è con noi. È una donna forte che fa quello che dice". Meno sorrisi, semmai, per chi vive ancora nelle casette sisma. Nella camminata dal parco Minozzi al campo sportivo, dove c’è la messa del cardinale Matteo Zuppi la fila è ordinata e si procede lentamente: "Speriamo che questa visita serva a dare incisività – dice una signora che da dieci anni vive ancora nelle Sae - perché la ricostruzione è ancora troppo lenta. Stiamo andando carponi". La premier visita i famigliari delle vittime e dice "ci rivedremo": dieci anni fa in questo paesino da poco più di 2mila abitanti un decimo è scomparso sotto le macerie.