Il Pac piace perché rassicura, c’è poco da fare. Ma non sempre il piano di accumulo è l’alternativa all’investimento in un’unica soluzione. Spesso è la sola chiave di accesso al mercato per chi un capitale disponibile non ce l’ha, ma vuole costruirlo nel tempo. In questo caso non c’è alcuna somma parcheggiata in attesa di essere investita: il denaro si mette un po’ alla volta. Discorso diverso, invece, se il capitale sul conto c’è già e si sceglie comunque di frazionare l’investimento. In questo caso, però, il Pac non dovrebbe essere considerato automaticamente sinonimo di prudenza perché essere prudenti non significa rimandare l’investimento, ma scegliere un livello di rischio coerente, diversificare, contenere i costi e avere un orizzonte temporale adeguato. In una fase di crescita prolungata dei listini, ad esempio, investire gradualmente significa rinunciare a una parte del rendimento.
Il capitale che aspetta il proprio turno resta fermo mentre i mercati salgono. Ed è questo il costo della gradualità, particolarmente oneroso quando l’orizzonte è lungo e il portafoglio molto esposto all’equity. Certo, il Pac riduce il rischio di investire tutto nel giorno sbagliato, ma ne introduce un altro: entrare troppo lentamente nel giorno giusto. E siccome nessuno sa in anticipo quale dei due scenari si verificherà, considerare la gradualità una scelta più sicura può essere fuorviante.








