Giorgia Meloni non sembra più avere molta voglia di fare da ponte tra Donald Trump e l’Europa. Nell’intervista concessa al New York Times ha raccontato con una certa franchezza la delusione per il rapporto con il presidente americano: «Pensavo che con Trump le cose sarebbero state più facili», vista la convergenza su immigrazione e cultura woke. «Le cose, invece, sono andate diversamente». E alla domanda su un possibile colloquio dopo l’estate ha risposto con un poco impegnativo «vedremo».
Non è una rottura con Washington. Meloni continua a considerare «molto importante» l’unità dell’Occidente e assicura che la strategia italiana non viene decisa sulla base delle relazioni personali. Ma qualcosa è cambiato. E l’Ucraina è il terreno sul quale questo cambiamento si vede meglio.
Ieri, nel giorno del trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza, Meloni ha partecipato in videocollegamento alla riunione della Coalizione dei Volenterosi, ribadendo il sostegno italiano alla sovranità e all’integrità territoriale ucraina, la condanna degli attacchi russi e l’impegno a rafforzare la resilienza energetica di Kyjiv. Nel vertice i leader hanno concordato anche sulla necessità di aumentare la pressione su Mosca e contrastare l’elusione delle sanzioni.












