Visione comune sui migranti, riflessi sovranisti e una condivisa insofferenza per la cultura woke. Sulla carta, una sintonia quasi perfetta. Poi qualcosa si è inceppato. «È chiaro che con Donald Trump ho creduto che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate in maniera diversa», ammette Meloni, chiamata a misurare le distanze tra le due sponde dell'Atlantico dopo mesi trascorsi a incarnare il ponte naturale con il volubile inquilino della Casa Bianca.

Una riflessione che affiora dal lungo ritratto che il New York Times dedica alla premier, firmato dal capo dell'ufficio di Parigi, Roger Cohen: un viaggio delineato per raccontare ai lettori statunitensi come l'Italia sia cambiata nei quasi quattro anni della leader di Fratelli d'Italia a Palazzo Chigi e pubblicato alla vigilia del traguardo storico dell'esecutivo più longevo della Repubblica. Il foglio americano descrive la parabola dalla destra post-fascista al cuore della politica dell'Europa attraverso la lente di una Meloni «calma e combattiva», ironica e feroce, capace persino di scherzare sul proprio destino: «Avrei dovuto fare teatro. Pensate quanto mi sarei divertita di più». Il palcoscenico, invece, è diventato quello della politica internazionale. E il co-protagonista più influente il tycoon. L'ultima conversazione tra i due risale al 17 giugno, al G7 di Evian. Poi lo strappo, quando The Donald raccontò a La7 di essere stato «implorato» dalla premier per una fotografia insieme, aggiungendo di aver accettato perché gli aveva «fatto pena».