Viareggio, 24 agosto 2026 – Quando si infilava quel gilet di pelle, Maria Luisa Carmazzi diventava “Pulce”. Un nomignolo cucito addosso insieme all’amore per il vento, per la strada e per il suo “Scarburato”, Andrea Falorni. L’uomo con cui aveva scelto di condividere la vita e la passione per il motociclismo. Quello smanicato ruvido, colorato dai patch raccolti di motoraduno in motoraduno, era uno dei pochi oggetti della loro storia sopravvissuti all’inferno di fuoco scatenato dal deragliamento del treno carico di GPL la notte del 29 giugno 2009. Quella notte tremenda dalla quale Pulce e Scarburato non hanno trovato scampo e che, con loro, si è portata via altre trenta persone.
Ritrovato nelle macerie di via Ponchielli, il gilet di Pulce era diventato una delle testimonianze custodite nella “Casina dei Ricordi”. Fatta di legno e di una promessa: “Per non dimenticare”. Per 17 anni è rimasto lì, tra le cose e i pensieri che raccontano la vita prima e dopo il disastro ferroviario, appeso a una parete come una stretta di mano tra la terra e il cielo. Fino a quando qualcuno, tra sabato e domenica, sfidando l’inviolabile, se l’è portato via. Dov’era appeso, ora rimane soltanto un vuoto. Giuliano Bandoni – custode della Casina, amico di Pulce e Scarburato – fissa quell’angolo di parete spoglia e avverte la stanchezza di chi si trova a combattere contro l’insensibilità.







