“Di fronte ad una morte così violenta e insensata, ciò che ancora di più colpisce le coscienze è l’indifferenza di chi ha visto consumare un omicidio così efferato, senza intervenire”. Sono le parole del vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, a riportare la morte di Guido Roviello dal terreno della cronaca a quello di una domanda più scomoda: cosa accade quando una persona cade davanti agli occhi degli altri e nessuno riesce, o decide, di fermarsi?

Guido Roviello aveva 62 anni e viveva senza una casa. È morto in ospedale dopo essere stato aggredito e pestato in piazza Sant’Anna, nel cuore di Caserta. Il suo presunto assassino, anche lui senza fissa dimora, non è un cittadino ucraino come era emerso nelle prime ore, ma un uomo di nazionalità romena, 40 anni. Il gip ha convalidato il fermo per omicidio aggravato dai futili motivi.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, all’origine della violenza ci sarebbe un debito di 50 euro che Roviello non avrebbe saldato. Una cifra diventata il motivo di una lite finita con il pestaggio mortale. Durante l’interrogatorio davanti al pm, il quarantenne avrebbe sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità.