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Lunedì, quando in Italia sarà ora di cena, l’amministrazione statunitense dovrebbe annunciare nuove ingenti sanzioni economiche contro l’Iran. Il segretario al Tesoro Scott Bessent le ha anticipate descrivendole come «la più grossa offensiva finanziaria mai sferrata contro un avversario» e il presidente Donald Trump ha parlato di una guerra economica «su una scala mai vista prima».
Gli Stati Uniti cercano da mesi di usare la pressione economica per spingere il regime iraniano a un accordo che metta fine alla guerra in Medio Oriente, visto che si trovano impantanati dal punto di vista militare: per ora l’amministrazione ha escluso il ricorso a nuovi bombardamenti su larga scala e i negoziati si sono fermati senza raggiungere risultati concreti.
Finora lo strumento principale di questa guerra commerciale è stato il blocco navale in vigore da aprile, con cui l’esercito statunitense stanziato appena fuori dal golfo Persico blocca le navi in arrivo o in uscita dai porti iraniani. L’amministrazione Trump nelle ultime settimane ha anche riattivato alcune delle sanzioni sul petrolio iraniano che aveva sospeso in seguito al fragile memorandum d’intesa di giugno, poi arenatosi in un nulla di fatto.













