A Giarratana ci sono giorni che non somigliano a nessun altro. Giorni in cui il paese sembra respirare all’unisono, in cui la memoria diventa presente e la tradizione si fa emozione pura. La festa di San Bartolomeo apostolo, patrono e custode dell’identità giarratanese, è uno di quei giorni: un rito che non si limita a essere celebrato, ma che viene vissuto, atteso, custodito come un patrimonio comune.

Per i giarratanesi, San Bartolomeo non è solo una figura sacra: è la radice che unisce generazioni, la voce che attraversa le case, il simbolo di una comunità che si riconosce nella propria storia. La festa è il momento in cui tutto si ricompone: chi è lontano ritorna, chi è qui ritrova il senso profondo dell’appartenenza.

Questa mattina, anche alla presenza di numerosi visitatori, il cuore della celebrazione è stato la solenne messa presieduta dal vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa, che ha voluto essere presente per accompagnare la comunità nel periodo che coincide con il primo anno di attività del nuovo parroco, don Franco Ottone. Le sue parole hanno richiamato la forza della fede come collante sociale, mentre la corale “Regina Caeli” ha avvolto la liturgia con canti solenni e intensi.