Roberto Vannacci lancia la seconda parte del programma di Futuro Nazionale, dedicata a famiglia, natalità e identità. Un condensato dell’ideologia repressiva del generale: dal disconoscimento dell’aborto all’abolizione delle unioni civili, passando per la censura dei contenuti Lgbt in tv, fino al divieto di transizione di genere per i minori e il no a eutanasia e suicidio assistito.

Nell'ordine: l'aborto non è un diritto, la transizione di genere deve essere considerata un reato, i contenuti televisivi "omossesualisti" aboliti e così pure le unioni civili. Roberto Vannacci lancia la seconda parte del programma di Futuro Nazionale, dedicata a famiglia, natalità e identità. La prima si era concentrata su economia e remigrazione, pilastro dell'ideologia vannacciana.

Ora l'ex generale aggiunge un altro tassello, stavolta sul fronte dei diritti. Una serie di proposte con cui viene fissata, nero su bianco, la società immaginata da Vannacci, in cui donne, omosessuali e transgender sono presi di mira e discriminati. "L’aborto non è un diritto", stop alla pillola RU-486 e sì ai pro-Vita nei consultori Si parte dall'aborto, che non sarà più un diritto. Un'affermazione che troverebbe fondamento nella stessa legge 194, che in Italia regola l'accesso all'interruzione di gravidanza volontaria ma che Vannacci strumentalizza in questo modo: "Occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978, a prescindere dalle varie posizioni presenti all'epoca e oggi nel dibattito culturale e politico su di essa, di fatto non prevede l'istituzione di un presunto ‘diritto di aborto', espressione linguistica che infatti, nel testo normativo, non compariva né compare in alcun articolo, ma procedeva di fatto a una depenalizzazione circostanziata dell'aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto".