««DAU non è un film russo e non rappresenta la Russia. Non è uno strumento della propaganda, ma una dichiarazione contro il totalitarismo». Così il regista Ilya Khrzhanovsky difende il suo film dalle accuse dei ministeri della Cultura e degli Esteri ucraini, che ne chiedono l’esclusione dalla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. DAU, in concorso per il Leone d’Oro a Venezia 2026, è un’opera monumentale di 195 minuti, frutto di un progetto cinematografico iniziato quasi vent’anni fa. Al centro c’è la vita privata e professionale di Dau, un fisico ispirato allo scienziato sovietico Lev Landau (premio Nobel per la Fisica nel 1962). Un genio della scienza sovietica che lavorò anche nell’ambito della ricerca nucleare, contribuendo al programma atomico dell’Urss che portò alla prima bomba sovietica fatta esplodere nel 1949.

La storia attraversa decenni di vita sovietica e mette al centro non solo la ricerca scientifica, ma anche il rapporto tra individuo e Stato, libertà e controllo, vita privata e ideologia. È proprio questa riflessione sul totalitarismo che Khrzhanovsky rivendica come cuore del film. Il regista, che oggi si definisce un dissidente russo e ha preso pubblicamente posizione contro l’invasione dell’Ucraina, lavora a DAU dal 2006. Un progetto nato molto prima dell’attuale guerra e diventato negli anni un enorme esperimento cinematografico. «Il progetto è iniziato prima dell’invasione. E la mia posizione non è mai cambiata: supporto pubblicamente da sempre il governo ucraino», ha spiegato Khrzhanovsky sui social.