Forse qualcuno dovrebbe spiegare agli ucraini alcune basilari regole dell’ospitalità e offrire loro qualche infarinatura di buona educazione: tutte cose che potrebbero tornare utili nel percorso (con tutta evidenza ancora molto lungo) verso lo status di democrazia europea.

La richiesta di censura di Kiev alla Biennale di Venezia

Il fatto è che gli uomini di Kiev si comportano come fossero i padroni anche in casa degli altri, e sono soliti esibire un atteggiamento di sovietica memoria, decisamente poco adatto a chi fa lezioni di indipendenza e libertà quasi ogni giorno.

Ciclicamente, per bocca del governo o di qualche emissario o burocrate, gli ucraini pretendono oscuramenti e censure, compilano liste di proscrizione talvolta surreali e, aggrediti in guerra, si fanno smargiassi nell’arena culturale.

L’ultimo caso di cui si sono voluti protagonisti riguarda, di nuovo, la Biennale di Venezia, dove sono graditi e soprattutto non paganti ospiti, pur comportandosi come se fossero i gestori della baracca. Per la precisione, ad andarci di mezzo è stata la Mostra del cinema, prestigiosa kermesse che fra qualche settimana illuminerà il Lido.