Il sociologo Luca Ricolfi, in anticipo rispetto all’attuale dibattito pubblico, ha analizzato in modo critico la cultura woke. Lo ha fatto nel saggio “Il follemente corretto. L’inclusione che esclude e l’ascesa della nuova élite” (pubblicato nel 2024 da “La Nave di Teseo”). Ricolfi stigmatizza quella che definisce “una nuova patologia della società contemporanea, il tempo del “woke” e del “politicamente corretto".

«In aereo - spiega Ricolfi - il comandante ci diceva gentili signore e signori benvenuti a bordo. Molte compagnie hanno modificato questa formula. In Germania, per esempio, Lufhtansa ha proibito di usare quel saluto. Perché? Che cosa c’è di offensivo? Signore e signori presuppone che ci siano delle femmine e dei maschi ma non include le persone che non hanno ancora deciso se sono femmine o maschi o che sono in transizione. Allora viene meno la formula classica e il pilota si limita a dire: ‘Buongiorno’».

Ma chi è il responsabile di tutto questo? «Se devo individuare un responsabile – aggiunge il sociologo - penso ai social. Questa degenerazione del “woke” risale a 10-15 anni fa e coincide con l’affermazione dei social. Cosa vuol dire che i social contano? Si conferisce agli individui un potere intimidatorio sproporzionato. Nell’era dei social chiunque può iniziare una campagna denigratoria a partire da un episodio vero e falso e queste campagne possono essere molto dure. Le ha subite, per esempio, Joanne Rowling massacrata per un tweet sulle donne. C’è da dire poi che il follemente corretto è uno strumento nelle mani di persone istruite e informate che lo maneggiano senza fare errori. Diventa uno strumento di umiliazione, usato da un’élite, nei confronti dei ceti più indifesi».