Nell'atto sulla pace discusso in aula, il Sinodo richiama per esteso l’Articolo 11 della Costituzione italiana: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Nel testo approvato dal Sinodo si fa riferimento all’annuncio evangelico, sottolineando che per ottenere e mantenere la pace «serve la diplomazia, non le armi». E poi l'attenzione dei 180 deputati che partecipano al sinodo si è concentrata su un altro atto, quello sulle disuguaglianze - anch'esso approvato ieri - il Sinodo osserva che «un nuovo «dis-ordine» mondiale sta contagiando la politica, l’economia, le relazioni internazionali e quelle sociali». Il panorama attuale è quello di «poteri economici, tecnologici e militari, basati su logiche di guerra e riarmo permanenti; disuguaglianze, erosione di diritti fondamentali e crisi democratiche per arrivare al fondamentalismo religioso come altra faccia dell'autoritarismo, del suprematismo e delle discriminazioni».