Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiPapa Leone XIV, che più volte ha parlato della necessità di una pace “disarmata e disarmante”, qualche giorno fa, al Meeting di Rimini ha ribadito lo stesso concetto, dicendo che “il male non si combatte col male”. Un’idea indubbiamente affascinante, che però, se presa alla lettera, rischia di creare effetti paradossali. Se mi entrano in casa i ladri devo lasciare che mi portino via tutto quello che vogliono? E se volessero violentarmi la moglie e la figlia, lascio fare? Per un malato oncologico, il non opporsi al male con un altro male implica la rinuncia alle cure chemioterapiche (che sono mirate a colpire il tumore o le metastasi ma che sono anche un veleno per l’organismo)?

Se un dittatore sanguinario (Putin, oppure un gruppo di fanatici Jihadisti, per esempio), volesse invadere il mio Paese, non ci opponiamo? In ogni caso, visto che questo mondo sembra essersi riempito da dittatorelli desiderosi di allargare il proprio potere a scapito di altri, non dobbiamo prepararci a difenderci?

C’è un fatto storico, che Papa Prevost conosce bene, raccontato nel libro dei Maccabei, che sembra negare la possibilità di una pace disarmata e disarmante. Nel 167 AC Antioco IV emanò un decreto che ordinava a tutti i popoli del suo regno di «formare un solo popolo» e di abbandonare leggi ed usanze tradizionali locali. Per i Giudei, questo significò la proibizione della Torah, della circoncisione, del riposo del sabato. Il Tempio stesso fu profanato e riconsacrato a Zeus Olimpio.