CITTÀ DEL VATICANO. Gaza, Ucraina, Iran, guerre dimenticate in Africa e Asia. La road mappa di Leone XIV per uscire dagli oltre sessanta conflitti in corso. «Disarmare la tecnica, servire la pace. La politica come responsabilità preventiva», scrive Robert Francis Prevost in vista della celebrazione della 60° Giornata Mondiale della Pace. Il Pontefice ha scelto il tema “Disarmare la tecnica, servire la pace. La politica come responsabilità preventiva”. Rischi Il Papa richiama l’attenzione sulla responsabilità morale di chi è chiamato ad agire nell’ambito politico ed esorta l’intera umanità a promuovere la dignità della persona umana e a contribuire alla costruzione della pace cominciando con il “disarmare la tecnica”. Mentre ricorda che “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile” e avverte circa i rischi connessi all’affidare all’intelligenza artificiale le scelte militari, Leone XIV rivolge un accorato appello alla comunità internazionale affinché promuova accordi condivisi capaci di salvaguardare la responsabilità umana e i principi umanitari, nei contesti in cui vengono coinvolte la vita delle persone e la convivenza tra i popoli. Exit strategy Placare i cuori dei singoli, quindi, per riportare pace nella collettività. «La guerra non è un’emergenza dell’ultima ora ma una ricorrente tentazione diabolica che alberga nell’animo umano», osserva don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della Comunità Giovanni XXIII e vicedirettore della Caritas di Roma-. Leone XIV insegna come ogni uomo di buona volontà abbia la possibilità concreta di costruire la pace qui e adesso, eliminando i conflitti quotidiani». Lo sviluppo integrale dei popoli è quindi il nuovo nome della pace. «Il racconto di Caino e Abele dimostra che l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento- aggiunge don Buonaiuto-. Lo testimonia tragicamente l’egoismo quotidiano che è alla base di tante guerre e tante ingiustizie. Papa Leone non si stanche di ripetere che i popoli hanno bisogno di pace: chi li ama veramente, lavora per la pace». Metodo di Dio Il “metodo di Dio” consiste secondo il Papa figlio spirituale di Sant’Agostino nel far prevalere il riavvicinamento tra lontani e la pacificazione dell’odio attraverso la debolezza e la fragilità delle creature umane. In un mondo sempre più diviso e insanguinato dalle guerre, Robert Francis Prevost indica la “exit strategy” di un cammino comune che prosegua e si intensifichi ovunque senza mai escludere la ricerca di originali vie di dialogo e di nuovi mezzi per una solida pace. «Nessuno si salva da solo – sottolinea don Buoaniuto – . Realizzare condizioni di riconciliazione e stabilità tra i popoli è quindi la risposta necessaria all’escalation bellica. La prosperità, il progresso, la sicurezza di ciascuno, infatti, sono strettamente legati a quelli di tutti». Dal Concilio Vaticano II ad oggi il Magistero pontificio avverte che finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità. Documenti passati alla storia come la “Populorum progressio” di Paolo VI e la “Sollicitudo rei socialis” di Giovanni Paolo II hanno individuato nella condivisione il fondamento della pace poiché pretendere di imporre ad altri con la violenza quella che si ritiene essere la verità, significa violare la dignità dell’essere umano e, in definitiva, fare oltraggio a Dio, di cui egli è immagine. «Molti uomini e donne muoiono per mano di fratelli e di sorelle che non sanno riconoscersi tali, cioè uniti da reciprocità, comunione, dono», sottolineava papa Francesco. La pace non è semplice assenza di guerra ma convivenza di individui in una società governata dalla giustizia. Far tacere le armi Per far tacere il fragore delle armi nell’Europa orientale, in Medio Oriente e nelle decine di conflitti dimenticati nel sud del mondo vanno coltivate relazioni feconde e sincere. Serve il coraggio di imboccare le strade del perdono e della riconciliazione, dimostrando trasparenza nelle trattative e fedeltà alla parola data. Senza ricostruire un terreno di fiducia non è possibile la pace “giusta e duratura” invocata da Leone XIV. Occorre, evidenzia don Buonaiuto, ristabilire la centralità del diritto internazionale umanitario come esigenza che promana dalla verità della pace. Ecco un dovere per tutti i popoli e un rimedio allo “spirito di Caino” capace di fronteggiare i mutevoli scenari degli odierni conflitti armati. Sant’Agostino ha descritto la pace come “tranquillitas ordinis” (la tranquillità dell’ordine), vale a dire quella situazione che permette di rispettare e realizzare appieno la verità dell’uomo. La costituzione pastorale “Gaudium et spes” ribadisce che non diventa tutto lecito tra le parti in conflitto quando la guerra è ormai disgraziatamente scoppiata.