di
Alessandro Vinci
Due volte capocannoniera e altrettante campionessa d’Italia, era la migliore marcatrice della Serie A ancora in attività. Il messaggio sui social: «Fa male chiudere questo capitolo e mi spaventa immaginarmi in ciò che verrà dopo»
Per Daniela Sabatino parlano i gol: oltre 500 in carriera, ben 318 dei quali in Serie A e 32 in Nazionale. Ma ha sempre parlato anche il suo amore per il calcio. Lo stesso che l’ha fatta continuare a giocare fino a 41 anni. «Non ho ancora trovato una 18enne che abbia la mia passione e la mia dedizione per questo sport – dichiarava in merito giusto lo scorso dicembre ai canali social del nostro campionato –. Certo, talora mi chiedo: “Ma chi me lo fa fare?”. Però poi la voglia di giocare è più forte. Cioè, io sono malata di calcio, io vivo di calcio. E a volte preferisco guardare una partita piuttosto che uscire». È d’altronde proprio per questo che l’altroieri ha annunciato il ritiro in un altrimenti anonimo sabato mattina, vigilia del debutto del suo Sassuolo in Women’s Cup contro la Fiorentina: perché anche quest’anno, a dispetto dell’età, avrebbe voluto sentirsi protagonista. Sarebbe stata addirittura la sua 27esima stagione in quanto la prima “tra le grandi”, a cavallo tra il 2000 e il 2001, l’aveva vista militare – e fin da subito segnare – appena 15enne tra le fila dell’Autolelli Picenum. Ma evidentemente il fisico, in fase di rovente preparazione estiva, le ha detto stop. A quel punto avrebbe comunque potuto cercare di tirare avanti. Di gestire le forze. Di aspettare un momento migliore per annunciare la decisione. Invece no: avendo capito di non poter più donare al pallone tutto ciò che il pallone ha sempre donato a lei, ha reputato più saggio appendere le scarpe al chiodo. Venuto meno l’essenziale, l’eventuale contorno si è tramutato in un trascurabile orpello.








