«Maggiore sicurezza». Sarebbe questo il motivo per il quale la Dda ha richiesto e ottenuto il trasferimento di Salvatore Verga (35 anni) da Oristano, dove era già detenuto al 41 bis, al carcere più importante di massima sicurezza dell’Aquila - come anticipato dal Giornale di Sicilia -, che nelle sue celle sorvegliate 24 ore su 24, aveva già ospitato i boss Totò Riina, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro.Le indagini starebbero appurando un profilo del narcotrafficante sempre più complesso, descritto anche dal collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino come «un pazzo, cui interessa farsi un nome e una reputazione».Verga era disposto a tutto e infatti tra birrerie, palazzi occupati e altri negozi che facevano da centrali della droga, in via Montalbo una piccola taverna nascondeva i suoi affari ombra. Il narcotrafficante e boss in rampa di lancio spacciava i carichi che si faceva arrivare dalla Spagna, pagati in bitcoin, anche all’Acquasanta (e non solo, riforniva anche il Borgo Vecchio).L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.