Il ministero della Giustizia, su richiesta della Dda di Palermo, ha imposto il 41 bis a Salvatore Verga, 35 anni, considerato il boss emergente del quartiere della Marinella, adiacente allo Zen, nel capoluogo siciliano.Dal carcere di Trani, dove era detenuto con l’ipotesi di estorsione, secondo la ricostruzione della procura diretta da Maurizio de Lucia, Verga coordinava via smartphone, con videochiamate, le operazioni degli estortori sul territorio, imponendo il pizzo a colpi di kalashnikov contro le aziende e ordinando incendi a scopo intimidatorio o altre minacce con bottiglie di benzina lasciate davanti a negozi e aziende, con scritte che facevano riferimento a 5000 euro da pagare per «mettersi a posto».Nonostante la sua pericolosità, Verga finora era stato solo trasferito, dopo il blitz dei carabinieri del mese scorso, al carcere Salvatore Soro di Oristano, in regime di isolamento e alta sorveglianza: era anche a lui che il capo dei pm antimafia palermitani faceva riferimento quando diceva che «lo Stato ha perso il controllo delle carceri. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere». Frase che aveva provocato la reazione del titolare del dicastero di via Arenula, Carlo Nordio, che aveva negato che le cose stessero così, e un’ondata di polemiche aveva poi travolto il guardasigilli, con una solidarietà amplissima a de Lucia.Ora le indicazioni della Dda sono state recepite dal ministero guidato proprio da Nordio e il giovane boss è andato al regime duro, che prevede contatti limitatissimi con l’esterno, colloqui ridotti anche con gli avvocati, controlli più accurati, ricezione di un solo pacco biancheria al mese. Nelle scorse settimane, anche dopo gli arresti eseguiti dai militari (un ordine di custodia era stato notificato in cella anche a Verga), sono stati nuovamente intimiditi i commercianti che non pagano il pizzo.