Alla luce dell’esito dell’interrogatorio reso ieri da Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia, in cui ammette di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, diventa un elemento centrale nell’inchiesta della Procura di Roma la conversazione che le cimici dei carabinieri intercettano il 5 luglio scorso (3 giorni dopo la perquisizione) al bistrot Cefalù tra l’ex direttore de L’Avanti e Giovanni Bracale, imprenditore con in interessi in Africa. Lavitola si sfoga e parla della perquisizione appena subita. Lavitola e Bracale sono a un tavolo della pescheria e mangiano. Il rapporto è confidenziale. C’è un passaggio che risulta prezioso per le indagini: «Se io mi accusassi (ciò che ha fatto ieri ndr.), nessuno ci crederebbe. Domani sui giornali uscirebbe che Ranucci se l’è fatto da solo l’attentato».Messaggio che Lavitola consegna anche in un altro messaggio. È come se Lavitola ammettesse che il suo destino non possa essere slegato da quello del conduttore di Report. La conversazione tra Lavitola e Bracale ci rivela anche un altro dettaglio importante: l’inchiesta sta andando avanti in altre direzione. Lo dimostrano gli omissis contenuti in quella «preziosa» conversazione. Il racconto di Lavitola va avanti: «Mi aveva scritto questo qua di Ranucci, sto collaboratore di Ranucci, dopo di che lui non risponde al telefono e allora ho scritto a Sigfrido e gli ho scritto un messaggio di questo tenore Omissis».Lavitola continua il suo racconto e parla di una lunga telefonata con Ranucci il giorno della perquisizione, aggiungendo elementi interessanti: «Siamo stati due ore e mezza al telefono, mi ha mandato dei documenti, mi ha detto: questa è una cosa incredibile, che non è possibile che non sarebbe finita li che lui avrebbe».Di quali documenti parla Lavitola? Cosa gli avrebbe fornito Ranucci la sera della perquisizione? Perché un collaboratore di Report si preoccupa della perquisizione a Ranucci? Misteri che sono oggetto di approfondimento. Poi la discussione scivola sui magistrati che hanno in mano in fascicolo. Lavitola parla della promozione a capo della Procura di Velletri di Carlo Villani, il pm che aveva dato il via all’inchiesta prima di cederla al collega Edoardo De Sanctis. Il rapporto tra Ranucci e Lavitola, leggendo le carte dell’inchiesta, appare solido. È lo stesso Ranucci che prova a suggerire all’amico Lavitola un alibi per quel sopralluogo fatto sotto casa del conduttore una settimana prima dell’attentato. Così come gli incontri che si svolgono tra i due, uno dopo l’attentato e tre prima del sopralluogo di Tavares e Lavitola a Pomezia nei pressi dell’abitazione di Ranucci. Sono passaggi che sono ancora al vaglio degli inquirenti.Dalle carte spuntano altri dettagli sul rapporto strettissimo tra Lavitola e Ranucci. Il 23 ottobre 2024 Lavitola invia a Ranucci la foto di un’abitazione in Albania (località turistica): «Sei invitato», scrive l’ex direttore de L’Avanti. E poi ancora: «Chiederemo a Rama un tuo monumento equestre al centro di Tirana». Lavitola si informa inoltre sugli appuntamenti di Ranucci: «Incontri Gualtieri?», riferendosi al sindaco di Roma. Di politica, Rai e vacanze. Si parla di tutto.
La perquisizione e quello sfogo che adesso spaventa Sigfrido
Lavitola intercettato il 5 luglio: “Se mi accusassi nessuno mi crederebbe, sembrerebbe che se l’è fatto da solo”












