Rimini, 24 ago. (askanews) – “Ormai a tutti gli effetti i prodotti dell’agricoltura sono uno degli strumenti utilizzati per condizionare le guerre. Le guerre non sono fatte solamente con i missili, sono fatte anche attraverso la capacità di consegnare o non consegnare una nave di grano: è quello che sta accadendo oggi tra Russia e Ucraina”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in un punto stampa al Meeting di Rimini.

Il quadro per le imprese agricole, ha spiegato Giansanti, è di “prezzi bassissimi in Italia e in Europa per il grano, per l’olio d’oliva, per il riso”, mentre cambiamento climatico e guerra fanno salire i costi: “Immaginate per un imprenditore cosa significa minori ricavi e maggiori costi. Molti di noi stanno operando in perdita, c’è molta sofferenza nelle campagne”. Preoccupa soprattutto l’inflazione alimentare, “uno di quei pochi elementi che nessuna banca centrale riesce a governare”: secondo gli indici Fao “siamo ai massimi dal 2022”, e un rialzo dei prezzi del cibo “genererà ulteriori turbolenze in un mercato già fortemente compromesso dalle guerre”.

Il presidente di Confagricoltura ha ricordato la richiesta rivolta alla premier Meloni di fare dell’agricoltura un settore strategico, “perché senza un’agricoltura forte il Paese è debole”, e ha rilanciato il negoziato sulla nuova Politica agricola comune, “una partita che per gli agricoltori europei vale 400 miliardi di euro”. L’Europa, ha concluso, deve garantire “tre sicurezze: quella dei confini, quella energetica e quella alimentare. A questi prezzi ci sono importanti aree del mondo che sempre più faranno fatica ad avere cibo”.