Un gruppo di donne gallesi over 50 imbraccia gli strumenti per cantare di menopausa, pensioni e vita reale. Tra accordi sbagliati e risate, la band trasforma le fatiche quotidiane in inni di libertà
Il Cab di Newport è un locale hardcore punk con l’odore tipico di birra stantia e un cartellone di concerti dai nomi improbabili. Sul palco, però, non ci sono ragazzini che imitano le rockstar, ma un gruppo di signore gallesi tra i cinquanta e i sessant’anni, che ha deciso di riprendersi la propria voce in una società che tende a rendere invisibili le donne quando superano la soglia della mezza età. Si chiamano NaNaz e hanno imbracciato le chitarre per fare parecchio rumore, trasformando la loro musica in un atto di libertà collettiva.
NaNaz, l’arte di ricominciare al cinquantesimo giro
A vederle sul palco non c’è traccia di posa. La nascita della band affonda le radici nel laboratorio “Nana Punk”, un’iniziativa ideata la domenica pomeriggio da un’operatrice sociale colpita da un ictus per contrastare l’isolamento sociale femminile e offrire uno spazio sicuro senza giudizi. È qui che si sono incrociate le vite di donne pronte a trasformare in musica rabbia e diritti: dai problemi delle case di riposo alle pensioni, fino allo sguardo dissacrante sugli atteggiamenti degli uomini verso le donne che invecchiano.







