"L'ho fatto per essere accettata nel mio gruppo, venivo incitata ma lo sbaglio è stato il mio. In quei momenti non capivo la gravità della situazione, per provocare una mia reazione mi dicevano che venivo presa in giro per la mia nazionalità. Così andavo da queste ragazze e il gruppo mi seguiva per riprendermi con il telefonino - prosegue Elisa Vardoni - Quando poi tornavo a casa stavo male, per molto tempo sono stata a casa di mia nonna. Poi un giorno la polizia ha bussato alla porta e mi ha sequestrato il telefono, da lì è iniziato il mio percorso riabilitativo insieme agli psicologi e ai lavori socialmente utili".