di
Elvira Serra
La 19enne di Siena, figlia di genitori albanesi, e la sua esperienza nel branco: «Non sapevo come uscirne, ora vado a testa alta»
«Sono stata una bulla. Avevo 13 anni e ho picchiato tre ragazzine, mentre i ragazzi del branco mi incitavano e riprendevano con il telefonino. Ma ho fatto un percorso con le psicologhe e con i servizi socialmente utili e ho chiesto scusa alle mie vittime. Miss Italia per me è una ripartenza». È tranquilla mentre ce ne parla al telefono da casa Elisa Vardoni, della Nobile Contrada del Nicchio, nata a Siena 19 anni fa da genitori albanesi, Arnisa e Aldo. «Mia mamma ha una impresa di pulizie e babbo è occupato nei servizi ecologici», racconta. Il fratello Diego, invece, ha tre anni meno di lei. «Lo scorso luglio l’ho portato con me a Roma al concerto di Ultimo, il mio cantante preferito».
Elisa è tra le concorrenti di Miss Italia che domani a Forte dei Marmi e il prossimo weekend a Castelfiorentino si giocheranno un posto tra le finaliste al concorso nazionale di bellezza più longevo di sempre. Studia all’Istituto Tecnico Sallustio Bandini e gioca a calcio nella squadra femminile del Siena Calcio, in Promozione. Ci occupiamo di lei, però, perché la sua storia di bullismo agìto, non subìto, ha introdotto un elemento nuovo nella fenomenologia femminile raccontata dalla kermesse in quasi 90 anni. «Considero Miss Italia un momento di rinascita. Dopo le brutte azioni che ho commesso, è stato bello sentirmi parte di un gruppo, benvoluta dalle altre nonostante la mia storia». Che comincia quando aveva 13 anni.









