Pubblicato il: 24/08/2026 – 9:52
«Il dibattito estivo sul destino del Grande Albergo delle Fate a Villaggio Mancuso si arricchisce, purtroppo, di interventi mediatici che rischiano di confondere l’opinione pubblica e di speculare sull’amore viscerale che i calabresi nutrono per questo monumento storico. Mi corre l’obbligo di intervenire – non come semplice osservatore, ma come cittadino e presidente dell’associazione Culturasila che da anni, insieme a una rete di ben quattordici associazioni, presidia costantemente il territorio con iniziative concrete – per ristabilire la verità dei fatti e denunciare la grave opacità di certe operazioni “a tesi’». Lo afferma in un comunicato Chiaffredo Manno, presidente di Culturasila.
Il “piano di salvataggio”
«Negli ultimi giorni è stato diffuso un preteso “piano di salvataggio” firmato dall’avv. Antonello Talerico, corredato da proclama di azionariato popolare e inviti a donare immediatamente fondi attraverso canali di crowdfunding. Un’operazione confezionata con toni manageriali che tuttavia omette deliberatamente la verità fondamentale che blocca il recupero del bene da anni: la pendenza di un contenzioso giudiziario presso le aule di giustizia. Ciò che rende questa operazione eticamente inaccettabile e deontologicamente gravissima è un dettaglio che non può essere taciuto: l’autore di questo piano, l’avv. Antonello Talerico, conosce perfettamente ogni piega di questo contenzioso, poiché è stato il legale di fiducia di Sveva Mancuso nel giudizio di primo grado (causa la cui conclusione non favorevole ha spinto la stessa parte a revocargli il mandato per i gradi successivi). Un professionista del diritto ex Consigliere Regionale ed attualmente Consigliere Comunale che omette scientemente di informare i cittadini che l’immobile è sub iudice, e che ciononostante lancia appelli per raccogliere soldi e impegni immediati, compie un’operazione di grave scorrettezza informativa. È inaccettabile invitare i cittadini comuni a “donare” o a impegnarsi economicamente su un’operazione che sa essere giuridicamente bloccata, creando un’asimmetria di tutele tra i piccoli donatori e i grandi soci, e cavalcando mediaticamente un simbolo della Sila a cui, nei fatti, non ha mai dedicato un’ora di militanza sul campo».







