"Gli affari si fanno nel rispetto delle regole, della trasparenza e della dignità delle persone. Non si costruisce il futuro di una città attraverso pressioni o tentativi di piegare la volontà altrui con logiche estranee all’interesse pubblico". Sono alcune frasi dello j’accuse di Gianni Andretta, nome da decenni legato al destino del Grand Hotel di Riccione. Andreatta ha scritto una lettera dal sapore amaro, che va di pari passo con il presente di un luogo simbolo della città che resta chiuso, sul quale aleggiano dense nubi che nulla lasciano trasparire.
"Quello che sta accadendo attorno al Grand Hotel di Riccione rappresenta una vicenda che non ha precedenti – ribatte Andreatta –. Il Grand Hotel è un luogo simbolo della città, patrimonio storico, culturale e identitario di Riccione, sede di associazioni dal 1929 e dei Fratelli della Costa. Da tempo assisto a tentativi sempre più insistenti volti a estromettere la società Marebello Spa dal futuro di questa struttura. L’obiettivo, a mio avviso, è quello di arrivare a una dismissione o a un’asta che rischierebbe di snaturare definitivamente l’identità del Grand Hotel, trasformandolo in qualcosa di completamente diverso da ciò che ha rappresentato per generazioni di riccionesi e di ospiti".







