Il primo ministro canadese Mark Carney ha fatto una cosa che praticamente nessun altro degli alleati vituperati dagli Stati Uniti aveva avuto il coraggio di fare: piuttosto di accettare un accordo sui dazi che riteneva penalizzante, si è ritirato dalle trattative dicendo che il Canada risponderà «dollaro su dollaro», e cioè accetterà le conseguenze negative dei nuovi dazi statunitensi e ne imporrà di propri. È un approccio opposto a quello della maggioranza dei paesi, inclusa l’Unione Europea, che si sono affrettati a mostrarsi accomodanti con il presidente Donald Trump pur di sventare i dazi altissimi che minacciava.
Non è una cosa nuova per Carney, il leader del Partito Liberale canadese che poco più di un anno fa aveva vinto le elezioni proprio perché visto come il politico più adatto a tenere testa a Trump. Il discorso con cui sabato ha comunicato la decisione di interrompere le trattative è una specie di seconda puntata di quello, molto commentato, che aveva fatto a gennaio al forum di Davos in Svizzera. In quell’occasione, pur senza nominare direttamente gli Stati Uniti, aveva parlato di come le «medie potenze» come il Canada dovessero allearsi contro un ordine mondiale dettato dalla forza perché, diceva in uno dei passaggi più noti, «se non sei seduto al tavolo, sei sul menu».










