Una montagna in mezzo al mare, vigneti che salgono verso le cime della Sila, una radice dolce al profumo di liquirizia che cresce spontanea sulla costa ionica. E poi castelli, città della Magna Grecia, boschi, onde e tavole dove la Calabria si racconta attraverso prodotti che hanno attraversato i secoli. È un viaggio costellato di sorprese quella che ci porta nella provincia di Cosenza, dalla Sila al Pollino. Bastano pochi chilometri per cambiare paesaggio, clima, altitudine e perfino il modo di intendere l’agricoltura. È una delle caratteristiche che rendono particolare anche la sua viticoltura, rinata negli ultimi 15-20 anni grazie alla Dop Terre di Cosenza attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni e di una storia che affonda le radici in oltre duemila anni di presenza della vite. E che non smette di stupire: alla foce del fiume Crati, che sorge sulla Sila, sono stati di recente individuati nuovi vitigni ancestrali, ulteriore testimonianza di una biodiversità ancora in parte da scoprire. La Sila, dove vino e cibo sanno di montagna La prima tappa è la Sila. Qui la montagna offre boschi, altopiani, pascoli e laghi come quello Cecita con la sua immobile paciosità. E vigneti. Tanti, piccoli, belli. La vicinanza dello Ionio e del Tirreno porta correnti e brezze che, insieme alle altitudini e alle forti escursioni termiche, contribuiscono a dare alle uve freschezza e acidità ai calici. Ma basta cambiare versante perché cambi anche l’espressione di uno stesso vitigno. Il Magliocco, per esempio, può assumere caratteristiche differenti a seconda dell’esposizione e del terreno. E tra i bianchi Pecorello e Montonico. È una viticoltura eroica fatta di vigneti frammentati, tra pendenze e alte quote, e di un lavoro ancora manuale. Mario Soldati, raccontando il vino calabrese, definì il Savuto, vino proveniente dall’omonima valle, «succo di pietra». La Calabria, del resto, è considerata una grande riserva genetiche della vite: una biodiversità strategica mentre il clima impone di cercare varietà capaci di adattarsi al caldo. La montagna da gustare mostra un’altra delle sue anime con Biosila. A circa 1.100 metri, nel territorio di Acri, la famiglia Abbruzzese da oltre vent’anni ha fatto dell’allevamento biologico e delle risorse del territorio il centro della sua attività. L’azienda alleva vacche di razza Pezzata Rossa, pecore e capre e trasforma il latte nel proprio caseificio. Nascono formaggi freschi e stagionati, yogurt e altri prodotti, utilizzati anche nel ristorante dell’agriturismo. Rossano, Amarelli e il castello di Corigliano Dalla Sila, la strada scende verso Rossano, sulla costa ionica, dove la liquirizia diventa protagonista. La famiglia Amarelli ha trasformato la pianta in un’attività industriale che ha attraversato tre secoli: già dal Cinquecento commercializzava le radici raccolte nei latifondi e nel 1731 fondò il concio, l’impianto per l’estrazione del succo. Oggi Amarelli è all’undicesima generazione e il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, inaugurato nel 2001 nell’antico palazzo di famiglia, ne racconta la storia, comprese collaborazioni con marchi come Pirelli e Campari. La produzione della pasta di liquirizia avviene ancora nell’antico Concio settecentesco. Dopo Amarelli vale la pena entrare nel centro storico di Rossano. Il Codex Purpureus Rossanensis, conservato nel Museo Diocesano, è uno dei simboli della storia bizantina. Il viaggio può proseguire verso Corigliano e il Castello Ducale, gioiello dell’XI secolo ricco di eleganti arredi che domina il centro storico. Lungo il Tirreno, nella Riviera dei Cedri Attraversando l’entroterra si arriva sull’altro versante della provincia, lungo l’Alto Tirreno cosentino. È la Riviera dei Cedri, dove il paesaggio cambia ancora: spiagge, scogliere e borghi arroccati accompagnano la costa fino alle pendici del Pollino. Tra Scalea e San Nicola Arcella, baie, grotte e faraglioni raccontano un tratto di Calabria molto legato al Mediterraneo. Il cedro, che dà il nome alla Riviera, è uno dei simboli di questa terra, con le tradizioni marinare e i vini delle Terre di Cosenza Doc. A Sibari, nel cuore della Magna Grecia, il vino torna protagonista con Vinitaly and the City, che a luglio ha portato nel Parco Archeologico degustazioni e incontri sui vitigni calabresi. Nelle valli del Pollino Il viaggio prosegue verso il Pollino: boschi, verdi valli, rocce bianche e cime di oltre 2mila metri. Qui i vigneti propongono la storica uva Guarnaccia bianca da sperimentare nel calice o passeggiando tra in filari. Con una tappa a Catasta, a Campotenese, nel territorio di Morano Calabro, hub dedicato alle esperienze nella natura. Qui il Parco si racconta attraverso il cibo, le attività outdoor e i piccoli produttori del territorio, con un paniere agroalimentare valorizzato nel bar, nel punto ristoro e nella bottega. Le piante officinali e aromatiche sono protagoniste anche del Pollino Cocktail Camp, tra foraging, degustazioni e botanical mixology.