Ci si lamenta continuamente dell’ignoranza e della superficialità, unite ad eccessi di aggressività e, spesso, di volgarità (che sono le compagne dell’ignoranza e della superficialità) che caratterizzerebbero i nostri tempi, che avrebbero ormai irrimediabilmente infettato la nostra vita pubblica. Di volta in volta, se ne attribuiscono le responsabilità ai social, alle carenze del nostro sistema di istruzione, al sistema della comunicazione, eccetera. Ma, per lo più, ci si dimentica di ricordare il ruolo delle élite, di come certe componenti di tali élite contribuiscano ad infantilire i nostri dibattiti pubblici e ad amplificare quei difetti di cui ci si lamenta. Ci si dimentica del fatto che è fin troppo facile prendersela con l’ignoranza dell’uomo comune. L’ignoranza delle élite, l’ignoranza che in certi casi esibiscono persone che vengono qualificate come appartenenti alle élite, è probabilmente molto più tossica e causa danni maggiori.

Se per ignoranza, in questo contesto, si intende l’assenza di conoscenze adeguate su un qualunque oggetto di interesse pubblico unita all'infondata convinzione di possedere quelle conoscenze e se, per élite, in modo del tutto neutro, si intende l’insieme di coloro che occupano posizioni apicali, di vertice, nelle professioni che più influenzano il pubblico, allora qualcosa di interessante al riguardo si può forse osservare.Quando è dell’ignoranza delle élite che ci si occupa occorre considerare che ne esistono due principali tipi o sottotipi. Il primo ha a che fare con un fenomeno banale, banalissimo. Il secondo sottotipo banale non è. Ed è anche quello che forse esercita, sull’opinione pubblica, le influenze più negative.