La designazione di Stefano Rossi alla guida della Asl Brindisi ha chiuso per ora la partita delle nomine nella sanità. E ha avuto, come coda, una lite pubblica tra due fedelissimi dell’ex governatore Michele Emiliano: uno scambio su Facebook, apparentemente criptico, che conferma la rottura di uno storico sodalizio ma - indirettamente - conferma anche il «no» di Decaro ai più stretti collaboratori del suo predecessore.
«Un uomo vale tanto quanto vale la sua parola», ha scritto il 12 agosto Fabrizio D’Addario, l’ex consigliere comunale barese che dal 2018 amministra la Sanitaservice della Asl Bari, ovvero il principale serbatoio di assunzioni legate alla politica, l’azienda in-house in cui sono stati imbarcati decine di esponenti del centrosinistra «civico» e relativi parenti. A stretto giro tra i commenti al post è spuntata una frase scritta da Ubaldo Pagano, l’ex deputato ora consigliere regionale: «Il problema è di chi crede alla parola di uomini e donne notoriamente senza onore».
Lo screenshot di quello scambio è stato fatto girare sotto gli ombrelloni di tutta la Puglia, isole comprese. E ha dato adito alle più varie interpretazioni. Per comprendere la questione serve il contesto, cioè l’ultima campagna elettorale per le Regionali che a Bari ha mandato in scena una sfida tra big nelle liste del Pd. D’Addario è stato sempre un portatore di voti nel sistema «civico» di Emiliano, che a novembre si è riversato «pancia a terra» su Pagano. Eppure il professore universitario e commercialista barese (che nella sua «copertina» di Facebook ha proprio una foto con Pagano) ha proposto i suoi servigi a Francesco Paolicelli, recordman di preferenze e soprattutto uomo forte di Antonio Decaro. Una scelta che qualcuno ha definito un vero e proprio tradimento, e che - secondo D’Addario - gli avrebbe potuto aprire la strada verso una nomina in un’azienda sanitaria. Cosa a cui del resto D’Addario ha sempre anelato e che avrebbe ottenuto già a fine 2025 se la moral suasion di Decaro non avesse indotto Emiliano a evitare di nominare i nuovi manager, prorogando quelli vecchi.







